Riflessi d'acqua: Venezia e la sua Laguna.
I ponti, le chiese i palazzi, i campanili che si specchiano e identificano la sua storia millenaria di città marinara, di un popolo di Il naviganti e navigatori ".
Riflessi d'acqua: New York e la sua baia.
I grattacieli, le torri, le mille luci che si specchiano e identificano la città moderna, pulsante e vitale, la potenza economica e finanziaria.
Due città diverse, ma simili nell'elemento naturale che le unisce: l'acqua, il mare.
Venezia e il campanile di San Marco; New York e il Metropolitan Life Tower: due simboli che strutturalmente caratterizzano la diversità, ma che, nella linearità architettonica, sono proporzionalmente simili quasi ad identificarsi con l'elemento che, lambendo le due città, le unisce.Un'artista, uno scultore che raccogliendo la complementarietà, riporta il campanile di San Marco e il Metropolitan Life Tower in un unico corpo, quasi a carpire e riprodurre nella sua simbologia l'elemento che unisce Venezia e New York: l'acqua.
Marghera e la città industriale: riflessi d'acqua di luci tremolanti di fabbriche che lentamente si spengono, rispecchiando nei suoi canali il decadimento, ma dando sensazioni di cambiamento e di trasformazione.

Marghera che, nell'identificarsi come il luogo del produrre, diventa il luogo dell'invenzione e del costruire nella sua forma quell'unico corpo che unendo il campanile e il Metropolitan Life Tower unisce simbolicamente due città: Venezia e New York.
Ci auguriamo che quest'opera possa accompagnare e ben rappresentare la progettualità, la creatività e l'impegno di quello che è stato definito il "Laboratorio Marghera ".

Vittorio Baroni Consigliere Delegato alla Promozione del Territorio
Renato Panciera Delegato alla Cultura, Pubblica Istruzione e Sport



Il Campanile di San Marco

Metropolitan Life Tower

Rappresentazione grafica delle proporzioni reali dei due edifici che hanno ispirato l'opera del Maestro Giorgio Bortoli

Il primo progetto della scultura "Venezia - New York" fatto direttamente a mano libera dal Maestro Giorgio Bortoli

Storia, ispirazioni e simbolismi

Venezia, anno 1511, dogado di Leonardo Loredan, la terra trema. Case, palazzi e torri sembrano ballare una musica che la natura gli impone. Poi un boato e come un gigante "el papà dei campanili" si frantuma al suolo in tanti piccoli sassolini. E' da qui che comincia la storia di quest'opera. In questo momento si decise di ispirarsi al progetto di Giorgio Spavento e di costruire una torre ancora più alta della prima, che si allungasse il più possibile fino a toccare il cielo (98,60 m.). Da quell'altezza si sarebbe potuto dominare tutta la città, osservando la vita dei cittadini fino alle isole, le attività dei "foresti" nei loro "fonteghi" e tra le calli, le navi che entravano dal mare.
Con la sua altezza e maestosità si sarebbe dimostrata la potenza della grande città, porto di mare che raccoglieva al suo interno tutte le razze e che per prima si organizzò per poter contenere, integrare e confrontarsi con altre culture, modificando a questo scopo la propria struttura urbanistica ed architettonica. Venezia inventò i ghetti (suddivisione in "fonteghi", unici luoghi nei quali i "foresti" potevano svolgere le proprie attività) e sviluppò l'arte bizantina.
Con lo scoccare dei suoi rintocchi il campanile di San Marco dominava la vita di tutti i cittadini e "foresti" e le cinque campane, ognuna con un nome ed una funzione diversa, imponevano le ore, le cene, la ritirata, i silenzi, le riunioni, le morti.
Con l'angelo d'oro massiccio, posto alla sommità del campanile, si sarebbe ricreata la figura del Doge che reggeva la vita morale, religiosa, politica, organizzativa ed economica della capitale del Mediterraneo e di chiunque avesse voluto passarvi. Si raccolsero tutte le tecniche del tempo per innalzare questo baluardo dalle fondamenta mobili ed instabili della città e si scelsero le pietre migliori provenienti dalle amiche terre istriane. Ma il disastro del terremoto sembra inevitabilmente accompagnare la storia di questo gigante che venne colpito, ancora una volta, dalla natura il 14 luglio 1902. La caduta del campanile suscitò un effetto terribile sugli amanti della città e si decise di ricostruirlo "dov'era e com'era". Hermann Hesse scrisse: "Mi sono recato in piazza pieno di aspettative. L'assenza del campanile fa un effetto terribile. La mia idea che la piazza avesse potuto acquistare in sobrietà era sbagliata".
I tempi sono cambiati: il Mediteranneo e Venezia hanno perso la loro importanza per cederla, dapprima all'altro mare di nome oceano, poi al cielo, nel quale navigano veloci galeoni volanti.

Ma ancora I'uomo cerca di costruire torri sempre più alte e sviluppa tecnologie per riuscire finalmente a toccare il cielo.
Proprio nel 1909, pochi anni dopo il crollo del campanile, a New York, nuova capitale del mondo economico, delle scienze, delle arti e del cinema, una compagnia di assicurazioni decise di dimostrare il suo primato costruendo la torre più alta del mondo, il Metropolitan Life Tower (213 metri, primato superato nel 1913 con la costruzione del Woolworth Building).

Questo grattacielo, nuova sede della compagnia di assicurazioni, venne costruito su immagine del campanile di San Marco di Venezia, non per ragioni ideologiche, bensì "come i campanili del vecchio continente" per distinguere il profilo del grattacielo nello skyline di Manhattan.
C'è un profilo sottile che unisce le città di Venezia e New York, che passa attraverso il mare e la storia: vecchio e nuovo mondo; capitali dell'arte, della scienza, dell'architettura; centri dell'eco-nomia e del commercio in tempi differenti.
L'archiscultura del maestro Giorgio Bortoli rappresenta la connessione storica che le due torri fanno assistere, l'una nell'altra, al momento del passaggio del testimone: la grandezza di un tempo passato che viene superata; la crescita smisurata di tutte le cose che porta dalla prima città multirazziale dell'odierna metropoli multiculturale; il progresso delle tecniche e dei materiali che passa da un'economia che vede il primato del vetro di Murano ad un'altra nella quale I'acciaio prende il sopravvento.
Entrambe le torri rappresentano il potere: la prima dalla quale era possibile osservare la vita dei cittadini e scandire, con i rintocchi delle campane, un potere legittimato dalla tradizione, dalla religione e dalle leggi economico-politiche; la seconda dalla quale la sensazione di sudditanza del potere economico arriva in maniera più indiretta ma altrettanto vincolante.
Vi è infine Marghera, la Città in trasformazione, che cambia e si riqualifica, che sperimenta nuovi percorsi istituzionali con la Municipalità.
Marghera, un territorio giovane e anch'esso punto d'incontro di decine di migliaia di persone portatrici di culture diverse e messe assieme dal lavoro offerto da Porto Marghera.
Anche Marghera è una Città d'acqua e proprio questo elemento permetterà all'opera, una volta finita, di collegarsi a Venezia per I'inizio di un viaggio pensato per far conoscere le cose belle che Marghera è in grado di realizzare grazie alla sua generosa ospitalità e all'unione di quei materiali, il vetro e l'acciaio, che hanno segnato la storia di Venezia e di New York.


Il Maestro Bortoli al lavoro nel suo laboratorio agli Alberoni (Lido di Venezia)

Le due cuspidi a confronto, campanile di S. Marco a sinistra e Metropolitan Life Tower a destra

Il corpo centrale della scultura

La scultura in viaggio lungo il Canal Grande di Venezia, mentre viene spostata dal Laboratorio del Maestro Bortoli verso la piazza della cittadina di Marghera per gli ultimi ritocchi


La scultura in viaggio lungo il Canal Grande di Venezia

La scultura mentre viene caricata a Porto Marghera

Il lavoro continua anche durante l'inverno sotto un'apposita protezione

Il lavoro continua anche durante l'inverno sotto un'apposita protezione


L'Opera

L'archiscultura alta 12 metri assembla in un unico corpo il campanile di San Marco e il grattacielo del Metropolitan Life Tower di New York. I Materiali utilizzati rappresentano la modernità con l'acciaio e la storia, l'arte e la ricerca con il vetro. Le colorazioni e le specchiature dell'acciaio donano a questo materiale un calore e una vivacità non conosciute, che sono il frutto delle varie sperimentazioni effettuate nel percorso creativo dell'artista.
II vetro viene inserito in più parti: nel campanile di San Marco con formelle sfumate colorate e con l'angelo in polvere d'oro zecchino; nel Metropolitan sui pinnacoli angolari e sulla maestosa guglia piramidale finemente decorata.
II gioco di luci all'interno del campanile di San Marco è stato studiato per suscitare sensazioni di movimento come i palazzi che si specchiano di notte sull'acqua dei canali di Venezia.
Quattro grandi orologi si affacceranno sui lati della torre del Metropolitan per segnare l'ora di Venezia e di New York e sulla sua sommità verrà collocata una lanterna illuminata.
II peso complessivo dell'opera finita è stimato in circa 1800 chili.

Il Maestro Bortoli al lavoro dentro la sua scultura, installata temporaneamente sulla Piazza di Marghera

La scultura con lo sfondo della Laguna di Venezia

Il Mastro Bortoli in compagnia dell'Ammiraglio Paolo Pagnottella e della sua opera

La scultura dove si trova attualmente, all'interno dell'aeroporto Marco Polo di Venezia

L'opera dello scultore Giorgio Bortoli giunge a Venezia via acqua grazie ad un interessante percorso di sperimentazione sui materiali e le tecniche di lavorazione del vetro che ha coinvolto Murano e, con la Municipalità di Marghera, la Terraferma veneziana.
Prima di concludere il suo tragitto a New York, l'archiscultura compirà un viaggio lungo il tratto finale del Canal Grande, da Palazzo Ferro Fini al bacino di San Marco.

Quest'opera assume un significo importante perché interpreta e rappre-senta l'unità ideale del nostro territorio ed esprime valori e simboli intramontabili. Con grande ammirazione ringrazio quanti hanno reso possibile l'iniziativa, e mi rivolgo con particolare gratitudine all'artista, che ha rappresentato in modo così originale l'immagine di Venezia e di Marghera.

Paolo Costa sindaco di Venezia

Particlare della cuspide del Metropolitan Life Tower

Particolare della cuspide del campanile di S. Marco con l'Angelo realizzato in vetro di Murano

Particolare della scultura con la Statua della Libertà incisa con maestria sull'acciao

La scultura "Venezia - New York" in veste notturna con il suo dispositivo d'illuminazione interna

Giorgio Bortoli e il paradosso di Venezia

Venezia è morta. Venezia vive. Venezia sta per morire. Un mito recente, tardoromantico e decadente, vuole che Venezia sia un presagio di morte. E Thomas Mann ci ha messo di suo. E la si assoggetta a fantasie irrazionali di storie inesistenti: veleni, malefici, sortilegi, follia. Invece Venezia è la metafora della vita e si libra tra l'Essere e il Nulla, proprio come l'esistenza secondo l'insegnamento di Platone, e questo è il fondamento della sua perennità: dove ieri c'era un'isola, fiorente e popolosa, oggi c'è uno specchio d'acqua; dove oggi c'è uno specchio d'acqua, domani ci sarà un'isola ricca di case e palazzi. Venezia si trasforma e non muore. Questa è la garanzia del suo essere. Venezia è la smentita trionfante della natura e delle sue leggi, il frutto della continua lotta fra l'uomo e la natura, e segna la vittoria dell'uomo, che scaltramente finge di assecondare la natura per avere poi ragione di essa.
Perciò la natura non può uccidere Venezia, solo l'uomo lo può fare con la sua insipienza o il suo egoismo. Venezia vive. Venezia vuole vivere. Ma non vive se si salvano le pietre e si cacciano gli uomini. Una città è là dove sono i suoi abitanti. Giorgio Bortoli questo lo sa. E sa anche che l'arte può donare a Venezia quell'esistenza che la recente storia degli uomini le vorrebbe negare. Venezia produce arte.

Venezia può produrre vita. E l'arte di Giorgio Bortoli non è un omaggio a Venezia, è un momen-to vivo e attivo della realtà di Venezia. Per chi si serve di Venezia (e non serve a Venezia) questa città o è un "logo", un'immagine prestigiosa da carpire, o è un "luogo", dove collocare l'arte prodotta altro-ve. Per Giorgio Bortoli Venezia è lui stesso. E la sua arte è un momento autentico della vita di Venezia.

Prof. Bruno Rosada


L'uomo

Chi è Giorgio Bortoli. Appartiene ad una famiglia venezianissima. A Venezia tutti sanno chi sono i Bortoli. Appena inventata la stampa sul finire del Cinquecento erano una famiglia di stampatori. Nel primo Novecento, quando ancora la gente non sapeva quasi che cosa fosse l'elettricità, il nonno Luigi con i fratelli Ettore e Giacomo ha fondato per anni un'impresa di impianti e installazioni elettriche. Insomma il senso dell'impresa, il gusto dell'innovazione, la consapevolezza del progresso sono dati presenti nel suo DNA. Lui fa lo scultore, ma ha della scultura una concezione fortemente innovativa. Certo sa lavorare il marmo e il bronzo, sa fare le fusioni e trar fuori con lo scalpello da un masso informe una figura danzante, ma come interpretare il senso e il significato della nostra società d'oggi, come capire e far capire in che direzione bisogna andare? Giorgio Bortoli non si rassegna alla condizione di una Venezia identica a se stessa, immobile e immutabile; all'imbalsamazione della città per uso e consumo dei forestieri. E così appena può, tra altri e diversi argomenti che danno vita e sostanza alla sua arte, ripensa Venezia, la vuole viva e attiva; ed usa i materiali più diversi, sfonda i limiti della scultura e si esercita nell'archiscultura, come quest'opera che unisce l'incisività della scultura alla spazialità dell'architettura. E però nella innovazione decisa e decisiva egli non perde mai di vista il reale; l'oggetto. L'avanguardia del Novecento, l'astrazione, l'informale sono dietro le sue spalle. E ormai anche dietro le nostre. Il futuro lo attende. Volesse il cielo che il suo futuro fosse anche un futuro per la nostra città.

Prof. Bruno Rosada

L'opera

E' rimasta tre o quattro mesi dal 24 ottobre scorso nella Piazza Mercato di Marghera, suscitando l'ammirazione della gente. Ora galleggia sulle acque della laguna. E anche questo ha valore simbolico. E' un'agile archiscultura, cioè una installazione di tipo particolare, misto di architettura e scultura, alta 12 metri, opera dello scultore veneziano Giorgio Bortoli. Voluta dalla Municipalità di Marghera (Comune di Venezia) e prodotta dall'Associazione Marghera-Venezia-NewYork, "rappresenta il campanile di San Marco contenuto all'interno del Metropolitan Life Tower di NewYork", come si legge sulla targa collocata ai piedi della struttura. La Metropolitan hife Tower, costruita nel 1909, che è stata fino al 1913 l'edificio più alto del mondo, venne progettata dall'arch. Le Brun su immagine del campanile di San Marco quasi per trapiantare nel territorio americano un respiro della vecchia Europa e per questo è stata scelta da Giorgio Bortoli come "contenitore" del campanile di San Marco che sembra trovare riparo al suo interno, con l'evidente intento di manifestare una esigenza e un desiderio, che la modernità in tutte le sue forme non sconfigga il passato (la cui conservazione è cultura) ma lo tuteli e ne tragga i debiti ammaestramenti. E' una struttura ricca di valori simbolici, a cominciare dai materiali usati nei quali all'acciaio evidente simbolo di modernità si accosta il vetro, simbolo di venezianità, e frammenti dell'antico campanile di San Marco crollato nel 1902, frammenti a suo tempo scaricati in mare e recuperati dalli scultore al largo di San Niccolò di Lido. Ma c'è un altro elemento che va posto nel dovuto rilievo. Come ogni opera d'arte anche questa rappresenta ciò che rappresenta ma non solo ciò che rappresenta. Al di là delle opere e dei simboli ci sono i significati: l'alto numero di ditte venete che hanno voluto sponsorizzare quest'opera e l'iniziativa che l'accompagna hanno un significato, quello di confermare la prestigiosa, ricca, presenza del lavoro veneto nel mondo, e al tempo stesso di ricordare come questa fase fortunata di espansione economica sia stata preceduta dalla tor-mentata e dolorosa fase dell'emigrazione: ma, tant'è, come imprendito-ria o come manovalanza, sempre di lavoro si tratta.

Prof. Bruno Rosada


La copertina della locandina realizzata per l'esposizione dell'opera di Giorgio Bortoli alla 50a Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia

Il Maestro Bortoli mentre rifinisce i particolari della "Statua della Libertà"

   


IL GAZZETTINO - DENTRO LA CITTA'
Domenica 27 ottobre 2002
"Con vetro e acciaio ho fuso Venezia e New York"
Nell' archiscultura inaugurata a Marghera anche alcuni frammenti recuperati dal campanile crollato nel 1902

Un'idea maturata in quattro anni, due dei quali di lavoro vero e proprio, at-torno a un'unica idea: il legame fra Venezia e New York, che ha spinto lo scultore veneziano Giorgio Bortoli, 44 anni, a realizzare nel "cantiere-evento" di piazza Mercato, a Marghera, un'archiscultura in vetro e acciaio, dove il campanile di San Marco si fonde in un grattacielo di Manhattan.
Venezia e New York: come ha fatto a vedere un legame fra due realtà così lontane?
L'idea è nata quattro anni fa, parlando con Massimo Cacciari. Con l'acqua come elemento comune, e i cittadini sempre con la testa all'insù, per vedere i grattacieli o il cielo sopra le calli, mi è venuto spontaneo accomunare le due città. Poi, attraverso una ricerca allo Iuav, ho scoperto che c'era un ulteriore punto di contatto: nel 1902, l'anno del crollo del campanile di San Marco, a New York sorgeva il Metropolitan Life Tower, che guarda caso ha un'altezza doppia rispetto al campanile. Così, a un secolo dì distanza, ho pensato a un'opera che ne contenesse un'altra,,.
Strada facendo è arrivata la tragedia dell'11 settembre, che ha avvicinato New York al mondo intero, e quindi anche a Venezia. "L'emozione e 1a gara di solidarietà nei confronti dell'America ha dato un'accelerazione a1 lavoro e ha favorito alcuni contatti personali. Ho avuto modo di conoscere a Venezia una squadra di vigili del fuoco di New York, cui ho regalato una scultura fusa sopra un reperto del rogo della Fenice. E la mia scultura, che rimarrà a Marghera fino a Natale, si trasferirà poi a Venezia e in seguito a New York".

La gente ha apprezzato questo connubio fra Venezia e New York?
"II contatto con la gente, nel cantiere-evento organizzato dalla Municipalità di Marghera in piazza Mercato, è stato una bellissima esperien-za. Qui ho ritrovato la mia gente, genuina e qualche volta critica, e mi ha colpito l'interesse dei bambini. Uno, in particolare, ha visto la mia scultura come un castello e mi ha detto che lui avrebbe inserito una scala chiocciola. Ci avevo pensato anch'io".
Quali materiali ha usato per fondere due città e due edifici così diversi in uno?
"Vetro e acciaio, innanzi tutto, lavorati con strumenti ad alto contenuto tecnologico. Ma anche materiali classici: per il campanile di San Marco ho usato anche bronzo e oro zecchino nelle formelle prodotte a Murano. E anche mattoni del vecchio campanile".
Quello crollato?
"Sì, li ho recuperati di persona a San Nicolò, dove la corrente li ha portati a riva dopo che erano stati gettati in mare. Un marmista li ha lavorati e poi sono stati inseriti nel campanile".
Difficile, per un artista, staccarsi da Venezia..,
"Sì, anche se non sempre è facile essere capiti come artisti. In un mondo nel quale domina la globalizzazione e l'individualismo l'artista spesso si ritrova solo, e si sente piccolo come un bambino. A volte mi domando se sia stata una fortuna o una sfortuna fare lo scultore. E io ho cominciato a sei anni".
Ma ora che la sua scultura è finita, come si sente?
"Come svuotato, dopo tanta fatica. Ma anche felice per questa esperienza con la gente di Marghera. Adesso spero che sia Venezia, prossima tappa della scultura, ad aiutarmi,>.

Alberto Francesconi


ECO d'arte moderna - N. 141 N. 3l4 - mar./apr. 2003

Giorgio Bortoli
La fucina dell'arte

Riscopro lo scultore Giorgio Bortoli in un'occasione straordinaria: l'inaugurazione della sua scultura alta dodici metri che assembla il Campanile di San Marco ed il grattacielo del Metropolitan Lífe Tower di New York, avvenuta nell'ottobre del 2002 a Marghera, nel cantiere-evento di piazza del Mercato. L'idea gli venne quattro anni fa: dopo un illuminante colloquio con Massimo Cacciari e una ricerca allo I.U.A.V, si scopre che nel 1902, anno dei crollo del Campanile di San Marco, a New York sorgeva il Metropolitan Life Tower che ha un'altezza doppia rispetto al campanile. Ad un secolo di distanza viene così pensata dal Nostro un'opera che ne contenesse un'altra. Ma la cosa più interessante è stato il rapporto con la gente del cantiere-evento organizzato dalla Municipalità di Marghera: in particolare l'osservazione di un bambino che consigliava il giovane scultore di inserire una scala "a chiocciola" nella Torre, dove si trova già un angelo! Per la realizzazione dell'opera, che verrà trasferita prima a Venezia e poi a New York, sono stati usati materiali come il vetro e l'acciaio, lavorati con strumenti ad alto contenuto tecnologico: per il Campanile di San Marco bronzo e oro zecchino nelle formelle prodotte a Murano e anche mattoni del vecchio campanile recuperati a San Niccolò, dove la corrente ti ha portati a riva una volta gettati in mare:
Per comprendere il suo gusto dell'astrattezza e il carattere schivo, penso all'"atelier" al Lido di Venezia, isolato, con vegetazione, onde e nuvole, dove il progetto nasce dentro un mezzo militare blindato adattato a luogo di lavoro e interamente rivestito di legno: è come un gioco di bambino! Ripercorriamo la sua carriera. Nato a Venezia, è influenzato dal nonno paterno (grande conoscitore di musica) e da Murer e Borsato.
Nel 1984, con "Ex-plosivo visus", entra alla 69a Mostra collettiva della Bevilacqua La Masa e la sua creazione intitolata "No alla seconda crocefissione a Papa Giovanni II" è collocata nei Musei Vaticani di Roma. Nel 1985 "Onda" trova splendido spazio sul Canal Grande davanti all'Hotel Europa e Regina.

La sua attività procede anche all'estero, in particolare a Monaco di Baviera. Nel 1988, per "Save Venice", realizza "Venezia immaginaria", ora a New York. L'anno successivo un "Paganini" di intonazione giacomettiana è portato al Teatro La Scala di Milano dall'ex direttore artistico della Fenice di Venezia Tangucci. Ne! 1995, per la Mostra Internazionale del Cinema, con serate di ispirazione freudiana, crea l'opera "Nuovo Leone di Venezia" per premiare il direttore Gillo Pontecorvo nell'ambito del tradizionale premio offerto dall'Aval. Nel 1996 la Fondazione Arthur Rubinstein gli commissiona la realizzazione del Premio Internazionale "Una vita per la musica" per il violinista americano Isaac Stern. Crea poi per la Regione Veneto i "leoni andanti", in bronzo ossidato. Numerose le commissioni dal mondo dell'industria (Libco, San Benedetto, Nuova Pansac, Fincantieri, Illinor). È del 1997 il bronzo "Omaggio a Maria Callas" per l'Associazione intitolata all'artista. La ricerca della materia prima e lo studio dei materiali sono una costante del lavoro di Bortoli, che lo spinge alla fabbrica, fucina moderna di industria e arte. La grande tradizione veneziana è rispettata.

Paola Puccini



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Il prof. Marino Folin, Rettore dello I.U.A.V. con il Maestro Bortoli

IL SUPERAMENTO DELLE DIVISIONI TRA LE ARTI

Mi congratulo con lo scultore Giorgio Bortoli, che conosco da molti anni e che segue con grandissima curiosità, soprattutto per la ricerca di materiali. Per progettare la sua grande scultura, definita archiscultura, si è servito del nostro archivio dell'Università per tutta la ricerca storica degli edifici a sviluppo verticale di New York, le tipologie costruttive e prima ancora dell'opera della scuola di Chicago degli anni 1880-90, legata all'impiego di strutture in acciaio, che permettono di raggiungere notevoli altezze.
Grattacielo, edificio altissimo, con moltissimi piani, la parola deriva da grattare e cielo – dall'inglese “skiscraper” ski = cielo e “to scrape” raschiare = grattare – nell'antico Ghetto di Venezia gli ebrei sotto la repubblica veneta venivano “isolati” e separati dal resto della Città. Costretti non avendo più spazio, a costruire in altezza, in questo sito troviamo gli edifici più alti della città e si realizzano i primi “grattacieli, strutturati per sfruttare meglio lo spazio in verticale, visto che non ci si poteva “allargare”; esperimento urbano.
Devo evidenziare i caratteri innovativi per: "il superamento delle divisioni tra le arti".
In questo caso la scultura e l'architettura; per la natura

simbolica dell'opera, che rappresentando il campanile di san Marco racchiuso dentro la Metropolitan Life Tower di New York, vuole esprimere la sintesi di Europa e America nella cultura occidentale; e per la qualità e varietà di materiali, tra i quali il vetro, l'acciaio ed anche mattoni dell'antico campanile di san Marco raccolti dall'autore sul fondo dell'Adriatico al largo del Lido: anche i materiali rivestono in se stessi un significato allegorico e ricordano quello che studi recenti hanno rivelato, e cioè che molto probabilmente prima di Colombo, navi veneziane erano giunte sulle coste atlantiche dell'America del nord.
Concludo sottolineando la natura armonica della composizione, unita alla sua intrinseca bellezza.

Prof. Folin Arch. Marino Rettore I.U.A.V.
Venezia settembre 2003 - Fondaco della Farina


LEO - La Rivista di Venezia
N° 22 febbraio / aprile 2004

Aspettando New York

La grande scultura metallica del veneziano Giorgio Bortoli, intitolata "Le due Torri", prima di spiccare il volo per New York sarà esposta per l'intero periodo del Carnevale all'Aeroporto Marco Polo.L'opera dell'artista Veneziano (nella fotografia) è quasi il suggello di un ideale gemellaggio fra Venezia e la Grande Mela americana. Infatti, Bortoli ha fuso insieme il campanile di San marco e la storica Metropolitan Life Tower.

LEO - La Rivista di Venezia
"Le due Torri"

Un'opera dello scultore veneziano Giorgio Bortoli per la Grande Mela

Una interpretazione del rapporto fra due città e le rispettive civiltà è quella che l'artista veneziano Giorgio Bortoli ha dato realizzando una megascultura intitolata "Le due Torri", maggio a New York, All'America tutta e alle "aspirazioni all'alto".
La "torre" è una struttura in acciaio e vetro alta dieci metri, costruita a Marghera ed esposta fino a ottobre davanto all'Hote Europa e Regina, in canal Grande, prima di spiccare il volo per New York.
Ispirata al Campanile di san marco e alla Metropolitan Life Tower della Grande Mela, i due motivi simbolici fusi dall scultore in un solo corpo, l'opera vuole suggerire "un gemellaggio" dice Bortoli "che serva anche a avorire relazioni culturali e rafforzare gli scambi umani".




ATLANTIS - Rivista di affari internazionali
anno VI, n. 2, 2017

Una scultuta veneziana
per New York
in nome dell'acqua,
dell'arte e della cultura