2010

la pagina relativa allo Scultore Giorgio Bortoli

Il Maestro Giorgio Bortoli,

é inserito tra le pagine del prestigioso Catalogo d'Arte

"I Grandi Maestri "

Realizzato dal Centro Diffusione Arte

Via L. Ariosto, 19
90144 PALERMO

Copertina del Catalogo 2010

2009

la pagina relativa allo Scultore Giorgio Bortoli

Il Maestro Giorgio Bortoli,

é inserito tra le pagine del prestigioso Catalogo d'Arte

"AVANGUARDIE ARTISTICHE"

Realizzato dal Centro Diffusione Arte - Edizioni e Promozioni Artistiche

Via L. Ariosto, 19
90144 PALERMO

Copertina del Catalogo 2009

2009

IL GAZZETTINO di Venezia
Giovedì 8 gennaio 2009
ARTE & DINTORNI

Nella scultura gli arcani simboli di Venezia

VENEZIA. Giorgio Bortoli sbarca, con grande successo, ad Asolo. Non ha frequentato accademie, ma soltanto studi di pittori e bravi artigiani, come gli artisti di un tempo. E' nata così la favola artistica dello scultore veneziano, che vive e lavora al Lido, la sua isola. Anche le sue ultime mostre ad Asolo e a Villa Pisani hanno avuto successo. L'esperienza in Germania con gli architetti progettisti dell'Olimpiaspark di Monaco lo ha portato come ha sostenuto anche Marino Folin al "superamento delle divisioni tra le arti", in questo caso la scultura e l'architettura, che si sono intersecate tra loro. Così è stata ideata la archiscultura in acciaio e vetro di 12 metri che si trova all'aeroporto "Marco Polo" . La maggior parte delle sue sculture sono realizzate in bronzo, ottone e acciaio inox. Ha realizzato opere anche con altri materiali quali vetro di Murano, alluminio, materie plastiche e legno. Tra le sue creazioni più apprezzate ci sono anche le medaglie coniate, nel luglio scorso, per il centenario dell'hotel Excelsior al Lido.

L'idea di partenza di Bortoli è sempre quella di imprimere una volontà ai più svariati materiali dell'arte, intrapresa probabilmente dalla sua lontana origine in una famiglia di stampatori, in città dove la stampa e il disegno dei caratteri era diventata la forma del messaggio delle cultura scritta e letta. Accanto a questa arte, ormai antica, il fatto che la famiglia Bortoli abbia lavorato nel secolo dell'elettricità a creare la luce e le ombre discrete di Venezia, ha messo anche Giorgio Bortoli nella difficile arte di congiungere e sollecitare passato e presente anche nelle pietre e nelle acque di Venezia. "La sua - si legge nelle note introduttive della sua ultima mostra tenutasi ad Asolo - è un arte diffusa che approfondisce le tecniche fusorie per gli arcani simboli di Venezia che diventano ora e sempre contemporanei.
Ad esempio i leoni volanti nuotano in un aria liquida, La fenice riprende la forma bronzea di un'icona salvata dalla acque e dal fuoco oppure l'altra Fenice che rinasce dalla liquidità di quel fuoco che diventa vetro oppure i triplici ferri della Gondola ondeggianti e semilucidi nel vetro acidaro". Maggiori informazioni sull'artista si possono trovare anche nel sito internet www.bortoligiorgio.com.
Lorenzo Mayer

2008

LA NUOVA VENEZIA
A cura della
A. Manzonl S.p.A.
CARNET VENETO
Venerdì 5 dicembre 2008

L’arte non si blocca!

Foto in alto a sinistra: Claudio Barbiero del Ristorante “Gran Viale”, l’attrice Isabella Ragonesi e lo scultore G. Bortoli

Testo al centro: Ristorante Gran Viale
Claudio e Luciano vi aspettano nel loro ristorante, locale completamente rinnovato. La cucina dei Lidensi, dei Veneziani e degli Artisti. Al Lido di Venezia in Gran Viale

Foto in alto a destra: Il premio corona per l’attrice Isabella Ragonesi, realizzato da Giorgio Bortoli

65a Mostra Internazionale del Cinema del Lido di Venezia

Foto in centro a sinistra: 4 gennaio 2008 - Nando Gazzolo e Giancarlo Giannini con il premio “Lettera d’Argento”, realizzata dallo scultore Giorgio Bortoli, al centro.

Foto in centro a destra: 2007 - Villa Emo di Fasolo (altorilievo in bronzo su acciaio inox), opera pubblicata sulla copertina del libro intitolato:
TUTELA E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE - LO STRUMENTO DEL VINCOLO
Dalle Ville Palladiane alla conservazione del paesaggio: regime giuridico e regime fiscale a cura di Guglielmo Monti e Cesare Crova Casa editrice: IL PRATO

Foto in basso a sinistra: 2008 - Fenice in vetro di Murano esposta alla mostra di Asolo

Credo che la scultura del Bortoli vada vista, anzi letta, come una poesia: “per il senso di elevata tensione spirituale”
Alessandro Quasimodo
fu Salvatore

www.bortoligiorgio.com
L’Associazione Culturale Venezia - Marghera - New York,
Vi invita a consultare il sito internet dell’Artista

2006

"Uno dei cavalli" di Giorgio Bortoli

Artista profondamente immerso nell'attualità, Giorgio Bortoli ama spesso rapportame le vicende ad avvenimenti e realizzazioni passate. Così nella grande scultura che raccorda al campanile di S.Marco un grattacielo di New York, come nel raffronto tra l'alluvione di Venezia e lo Tsunami o nelle piccole fusioni fissate su un autentico mattone della torre campanaria marciana crollata.
Senza compromissioni stilistiche, la realtà di oggi viene accostata alla storia e ne riceve una nuova profondità, radicata nel sentimento, tipico di una civiltà millenaria come quella veneziana, che tutto quello che accade, pur avendo una sua peculiarità inimitabile, rimanda a qualcosa che è già avvenuto.
In questa sua ultima opera il rapporto tra presente e passato è ancora più stretto e nello stesso tempo non rinuncia a misurare tutta la distanza che li separa. Il modello a cui si riferisce è uno dei trenta cavallini lignei settecenteschi, alti circa un metro, che decoravano le scuderie della villa Pisani di Stra. La sua immagine, lievemente stilizzata, è stata riprodotta, ingrandita, come sagoma bidimensionale tagliata con una sofisticata tecnica al plasma, su un foglio di spesso acciaio "courtain". Tre di queste sagome, sfalsate verso l'alto, sono state accostate, distanziate di una decina di centimetri, e raccordate con legature che ne fanno una trave reticolare all'appoggio a terra, realizzato su una base ellittica a sua volta ancorata ad una piastra rettangolare.
La complessa operazione, a lungo progettata ma realizzata rapidamente, è volta ad esprimere, con la tecnica futuri sta della successione di profili, il movimento di un corpo quasi liberato del suo peso.
Considerando però che il corpo in questione è un manufatto vecchio di quasi tre secoli, l'espressione artistica si carica di un bagaglio metaforico molto più complesso. Esprime la volontà di dinamizzare un oggetto della tradizione artistica e di restituirlo, per questa via, alla percezione del nostro tempo, operando così una vera e propria valorizzazione. Trattandosi di una trasposizione che esclude,
proprio per il suo carattere di attualità, qualsiasi pedissequa imitazione, si affida a tecniche completamente industriali, anche se guidate da una sapiente manualità.
Il risultato rappresenta. perciò non solo una nuova interpretazione del cavallo che s'impenna, ma anche l'anacronismo di un simbolo della velocità ormai completamente superato. Questa seconda lettura è resa evidente proprio dalla resistenza che il modellato originario, ispirato ad una verosimiglianza filtrata dalla stilizzazione barocca, oppone ad una sua riproposizione in chiave di simbolismo astratto. Ridotta ad icona bidimensionale, la plasticità della scultura lignea non si lascia avvolgere dallo sguardo, né tanto meno percorrere girando gli attorno, tant'è vero che lo scultore, per addolcire il contrasto, ha fatto ricorso a sofisticate correzioni ottiche come la leggera calandratura delle sagome.
Ancora una volta, Bortoli ci offre dunque un'immagine non consolatoria del dialogo tra contemporaneità e tradizione, mostrando con chiarezza come le tecniche riproduttive di cui disponiamo non possono essere usate se non filtrate da un profondo senso critico. La coscienza della nostra distanza abissale da un passato neppure troppo remoto diviene così evidente e si trasforma nel vero messaggio che il monumento ci trasmette. E' un risultato che ci. può essere
offerto da un artista coraggioso, così vicino allo scorrere del tempo da non temere di guardare in faccia le conseguenze senza infingimenti.
Il premio del suo ardire lo ottiene dando alla durata dell'opera il valore di un ulteriore strumento di espressione e arricchimento. Se, ad esempio, riflettiamo sul colore dell'opera, ci accorgiamo che la scelta di piani e dei materiali non è casuale. L'acciaio "courtain" è molto sensibile all'invecchiamento e reagisce diversamente sui piani verticali e orizzontali, quindi le sagome equine, nel tempo, acquisiranno una colorazione diversa dalla base, che si trasformerà sempre più in terreno accentuando lo slancio del resto. Allo stesso modo i tagli inseriti nelle sagome introdurranno con sempre maggiore evidenza sfumature e ombreggiature nel corpo del cavallo, che sarà quindi meno rigido. L'opera dunque, avendo reso omaggio con onestà alle difficoltà del tempo; sarà in grado di affrontare un futuro ricco di soddisfazioni.

Architetto Guglielmo Monti
Soprintendente della Soprintendenza per i Beni Architettonici e paesaggistici per il Veno Orientale

"One of the horses" by Giorgio Bortoli

An artist deeply immersed in current affairs, Giorgio Bortoli often likes to relate the events to past events and realizations. So in the large sculpture that connects to the bell tower of St. Mark a skyscraper in New York, as in the comparison between the flood of Venice and the Tsunami or in small castings fixed on an authentic brick of the collapsed Marcian bell tower.
Without stylistic compromises, today's reality is approached to history and receives a new depth, rooted in sentiment, typical of a thousand-year-old civilization such as the Venetian one, that everything that happens, despite having its own inimitable peculiarity, refers to something that is already happened.
In this last work the relationship between present and past is even closer and at the same time does not renounce to measure all the distance that separates them. The model to which it refers is one of the thirty eighteenth-century wooden horses, about one meter high, which decorated the stables of the Villa Pisani in Stra. Its image, slightly stylized, has been reproduced, enlarged, as a two-dimensional shape cut with a sophisticated plasma technique, on a sheet of thick steel "courtain". Three of these shapes, offset upwards, have been put together, spaced about ten centimeters, and connected with ligatures which make it a truss beam to the support on the ground, made on an elliptical base in turn anchored to a plate rectangular.
The complex operation, long planned but realized quickly, is aimed at expressing, with the future technique of the succession of profiles, the movement of a body almost freed of its weight.
However, considering that the body in question is an artifact that is almost three centuries old, the artistic expression is charged with a much more complex metaphorical baggage. It expresses the will to dynamize an object of the artistic tradition and to return it, in this way, to the perception of our time, thus operating a true and proper valorization. Being a transposition that excludes,
precisely because of its current character, any pedestrian imitation, relies on completely industrial techniques, even if guided by a skilful dexterity.
The result represents. therefore not only a new interpretation of the rearing horse, but also the anachronism of a symbol of speed that has now been completely overcome. This second reading is made evident precisely by the resistance that the original modeling, inspired by a verisimilitude filtered by the baroque stylization, opposes a re-proposition in terms of abstract symbolism. Reduced to a two-dimensional icon, the plasticity of the wooden sculpture does not allow itself to be enveloped by the gaze, nor does it travel by turning around, so much so that the sculptor, to soften the contrast, has resorted to sophisticated optical corrections such as the slight calendering of the silhouettes.
Once again, Bortoli offers us a non-comforting image of the dialogue between contemporaneity and tradition, clearly showing how the reproductive techniques we have available can not be used if not filtered by a deep critical sense. The awareness of our abysmal distance from an even too remote past becomes so evident and is transformed into the true message that the monument transmits to us. It is a result that there. could be
offered by a courageous artist, so close to the passage of time that he does not fear to face the consequences without pretense.
The prize of his daring is obtained by giving the duration of the work the value of a further instrument of expression and enrichment. If, for example, we reflect on the color of the work, we realize that the choice of plans and materials is not accidental. The "courtain" steel is very sensitive to aging and reacts differently on the vertical and horizontal planes, so the equine shapes, over time, will acquire a different color from the base, which will be transformed more and more into the ground accentuating the momentum of the rest. In the same way the cuts inserted in the shapes will introduce more and more evidences shades and shadings in the body of the horse, that will therefore be less rigid. The work therefore, having paid tribute with honesty to the difficulties of the time; will be able to face a future full of satisfactions.

Architect Guglielmo Monti
Superintendent of the Superintendence for Architectural and Landscape Heritage for Eastern Veneto

2006

Progetto Catene

Scultura di Giorgio Bortoli da collocare all'ingresso di Catene - Marghera

E' nato il progetto Catene, una composizione in bronzo dove la simbologia storica si unisce alla dinamica della Cominità.
Da un vomere dell'aratro nasce "spontaneamente" una chiglia di un'imbarcazione. Questa chiglia è tanto indefinità nell'esteriorità - praticamente le catene irte ne costituiscono uan semplice intelaiatura - quanto riconoscibile nellessenza che ne sta alla base.

E' come se in questa opera la terra si ritrovasse trasformandosi ne lcontesto dell'acqua. Così come Catene, originariamente borgo rurale e agreste, si è ritrovato oggi ad essere - con tutte le contraddizioni che ne conseguono - parte di quella unica e complessa città che è Venezia.

Roberto Turetta

Presidente VI Commissione Consiglio Comune di VeneziCultura - Turismo - Tradizione

2005

LEGGEREZZA

Mi piace particolarmente l'ultima scultura dello scultore veneziano Giorgio Bortoli, ora collocata in occasione della 51a Esposizione d'Arte della Biennale di Venezia a san Marco, posata su bricole in riva del Fondaco della Farina a fianco dell'Harri's Bar, per poi ritornare nella sede della Soprintendenza dei Beni Architettonici a Palazzo Cappello dove appunto era stata esposta in anteprima per la Settimana Nazionale della Cultura. Io come collezionista e mercante ne ho già acquistate circa una decina per i miei ristoranti d'arte che ho qui a Monaco di Baviera.
Immersa in una luce che la fa apparire come sospesa sull'acqua, i 4 metri di altezza conferiscono all'opera un'imponenza alla quale ben si contrappone il particolare artistico di Bortoli, il quale ha fatto del "togliere" e della "materia mancante" uno dei suoi tratti distintivi. L'idea per "Leggerezza"", questo il titolo della realizzazione, nasce, se ben ricordo, circa due ani fa in occasione del premio "Una vita nella Musica" realizzato da Bortoli in bronzo, filiforme ed intitolato "La Danzatrice", per la regina della danza Carla Fracci e l'architetto Renzo Piano.
"Leggerezza" si compone di cinque figure ispirate a ballerine, scomposte nella loro distribuzione a scalare, con dei tagli nella lamiera e delle sezioni nette, nella prospettiva di un movimento di torsione.

Grazie al patrocinio del Gruppo Grigolin l'artista ha potuto realizzare la scultura che è stata donata al Ministero dei Beni Culturali.
Interessante la targa posta sul basamento, che riporta la frase di Albert Einsten "l'arte è l'espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice", proposta da Grigolin S.p.A., che ha trovato nel Bortoli, un estimatore del grande scienzato.

Ammiro questo scultore lagunare sin da quando approdò qui nel Bayer, sono passati diversi anni, ricordo le interviste radiofoniche alla Bayerischer Rundfunk, le lunghe discussioni con i progettisti architetti dell'Olimpiaspark, mi piace il suo aspetto "metafisico" enigmatico, a volte le cose bisogna guardarle "da un'altra angolazione" concentrandosi con calma sulla loro storia antica, che spesso è radicata nel mito, ecco perché voglio donare alcune sculture del Bortoli alla "Nuova Pinakothek der Moderne che si trova in uno dei più belli quartieri di Monaco.

Claudio Zanuttigh "Der Katzlmacher" Munchen 2005
Dr. Pietro Roselli "Istituto Italiano di Cultura"

2005





MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHITETTONICI E
PER IL PAESAGGIO DEL VENETO OR.LE
Palazzo capello - Santa Croce, 70 - 30125 VENEZIA

ONDA 1986 - 2005
Giorgio Bortoli aveva realizzato, nel 1986, un opera in acciaio rappresentante un'onda su paline, con una piccola Venezia in bilico, simboleggiata dai suoi monumenti maggiori.
Era un monito, significativamente esposto su un pontile galleggiante in Canal Grande, per ricordare l'alluvione del '66 e mettere in guardia dalle nefaste conseguenze che possono derivare dal moto ondoso.

Forse un tentativo di rimozione, era stata affondata ed oggi torna alla luce.
Lo scultore, che da due anni collabora con la Soprintendenza che dirigo, ha potuto così restaurare la propria delicata creatura, rovinata dall'ossido dell'acqua marina ma riportata al primitivo splendore con le tecniche più aggiornate. La sua esposizione al Salone dei Beni Culturali intitolato "restaura" diviene quindi un importante occasione per ricordare ai veneziani e al mondo intero l'immensa responsabilità nei confronti di un patrimonio incomparabile ma purtroppo molto fragile.

IL SOPRINTENDENTE (Arch. Guglielmo Monti)
Venezia 25 ottobre 2005


" T s u n a m i ? "

Fa un immenso piacere ritrovare fra gli stand di "Restaura" questa opera di Giorgio Bortoli, realizzata nel 1986 in acciaio e bronzo e rappresentante una serie di onde su paline che sovrastano Venezia, in precario equilibrio qui rappresentato da alcuni dei suoi monumenti e simboli stilizzati e, contemporaneamente, compressi ed amalgamati.

Una scultura che al tempo stesso negli anni ottanta voleva essere monito e denuncia della fragilità di questa città e della sua impotenza nei confronti del moto ondoso, un'opera che, significativamente esposta su un pontile galleggiante sul Canal Grande, era stata affondata e che oggi, una volta recuperata dai fondali del Canal Grande, torna alla luce grazie alle tecniche più aggiornate che ne hanno permesso il recupero perfetto dei materiali originari togliendole l'ossido prodotto dall'acqua della Laguna.

Ma quello che non può non balzare agli occhi del pubblico oggi è l'integrazione dell'opera di un leone alato di San Marco che beffardamente pratica il surf sulla cresta di una della tre onde: un amaro e sarcastico sbeffeggiamento e al tempo stesso una drammatica resa che l'artista veneziano attribuisce alla sua città che a distanza di tanti anni e con l'avvio delle opere del Mose resta inerte di fronte ai suoi drammi, incapace di difendere e proteggere i suoi splendori.

L'incertezza di quello che preserva il futuro alla città, la fragilità del sistema città di Venezia, le contraddizioni di un bisogno di cambiare vissute da una città dove invece imperversa, anche a livello mentale, la staticità e l'autocompiacimento: e giustamente ecco arrivare la provocazione conseguente di Bortoli con il restauro anche del titolo dell'opera che diviene così "TSUNAMI?"…

Giorgio Bortoli, come sempre schietto e senza filtro, con la stessa verace e diretta crudezza dei materiali che da sempre utilizza, colpisce ancora una volta al cuore e alla mente del pubblico declamando l'amore per la sua fragile città e al tempo stesso denunciando il beffardo destino e il sarcastico atteggiamento con cui la tratta l'umanità e , cosa che forse ancor più fa soffrire l'artista, la stessa gente di Venezia.

Roberto Turetta
Presidente VI Commissione
Cultura e Turismo
Comune di Venezia

2004

Mi piace molto questo bronzetto stilizzato che mi è stato dedicato dai veneziani, mi piace questo materiale, trovo originale ed interessante il basamento fatto con un mattone reperto del vecchio campanile di San Marco.
Ho visto poco dello scultore Giorgio Bortoli vero veneziano, ma quel poco mi basta, la grande scultura che trovo ad accogliermi ogni volta che arrivo all'aeroporto di Venezia, mi fa sentire a casa.Trovo estremamente interessante la simbiosi tra l'acciaio e il vetro, la verticalità di Venezia con i suoi palazzi e campanili e la mia città New York, con i suoi building, magia di "ombre e nebbia" nell'acqua.
Colgo in questa grandiosa opera, tanto, tanto simbolismo, stupende le due statue della Libertà illuminate dall'interno. Sarebbe ideale e mi auguro che, una seconda copia possa trovare collocazione, all'aeroporto di New York o magari nel posto che io amo di più il Central Park.

Woody Allen
Teatro Malibran Venezia - dicembre 2004


2004
To the Hon.
Mayor Michael R. Bloomberg
City Hall
NEW YORK, NY 10007
U.S.A.

IL SINDACO
Venezia 23 settembre 2004 - Prot. 307163 /SV

Signor Sindaco, caro Collega,
ho l'onore e il piacere dì rivolgermi a Lei per trasmetterLe anzitutto il saluto più cordiale da parte della città di Venezia e mia personale. Da tempo ormai New York e Venezia hanno riconosciuto una straordinaria, affinità che le unisce, al di là della distanza geografica e della diversa storia. Nell'immaginario collettivo, ognuna rappresenta oggi, pur nelle naturali differenze il luogo della creatività e dell'incontro, dove gli uomini di ogni razza e cultura e fede religiosa possono convivere ed operare insieme, trovando in esse motivi di ispirazione per nuove idee in ogni campo e l'ambiente adatto per veicolarle al meglio.

Recentemente, Venezia ha dimostrato là propria vicinanza a New York e la speciale simpatia che nutre per i suoi abitanti attivandosi e manifestando in modo concreto la più profonda solidarietà dopo i tragici attentati dell' 11 settembre del 2001. E' pertanto in spirito di sincera amicizia e di collaborazione che Le scrivo per illustrarLe il progetto di un mio concittadino, il signor Giorgio Bortoli.

Il signor Bortoli, di. antica famiglia veneziana, è uno scultore apprezzato e presente da oltre venti anni nelle maggiori esposizioni d'arte. Sue opere sono ospitate nelle più importanti istituzioni, come i Musei Vaticani a Roma. Nel 2002, nel quadro di una iniziativa culturale denominata "Marghera - Venezia - New York", egli creò una scultura che, esposta per alcuni mesi in una Piazza di Marghera (il Quartiere industriale di Venezia), suscitò l'unanime ammirazione del pubblico e della critica.

L'opera è una installazione particolare, misto di architettura e di scultura, alta 12 metri e, ciò che conta e che più mi preme di sottoporre alla Sua attenzione, rappresenta il Campanile di San Marco contenuto all'interno della Metropolitan Life Tower di New York. Questa, come si sa, fu a sua volta costruita nel 1909 dall'architetto Le Brun su immagine del Campanile di San Marco quasi per trapiantare sul suolo americano un grande emblema europeo.

Nella scultura di Giorgio Bortoli la Metropolitan Life Tower diviene "contenitore" del Campanile di San Marco, che sembra trovare riparo all'interno di essa. E' una struttura ricca di valori simbolici, che rivela l'intento dell'autre di esprimere l'esigenza e il desiderio che la modernità, in qualsiasi sua forma, non distrugga il passato, ma lo tuteli. In essa, l'acciaio si coniuga al vetro e addirittura a frammenti dell'antico Campanile di San marco, crollato nel 1902, recuperati dallo scultore in mare dov'erano stati scaricati.

Ora il Signor Bortoli ambisce a che la sua opera sia traslocata a New York e lì debitamente esposta. E' un progetto che, in considerazione di quanto Le ho sopra descritto, condivido senz'altro ed è appoggiato da un gruppo di finanziatori privati, i quali si farebbero carico di sostenere le relative spese. A Lei, caro Collega, mi rivolgo per chiederLe di verificare la disponibilità di un idoneo spazio a New York in cui collocare l'opera, che da ultimo ha conosciuto persino il prestigioso scenario del Canal Grande.

Confido che il progetto possa interessarLe e quindi trovare positivo riscontro. Questo si inserirebbe nell'ambito dei già intensi e proficui rapporti culturali tra le nostri città, che costituiscono un eccellente esempio di cooperazione per il mondo intero. RingraziandoLa del Suo personale interessamento e delle comunicazioni che vorrà fornirmi al riguardo, mi valgo della circostanza quanto mai propizia per inviarLe, con i sensi della mia considerazione, i più cordiali saluti.

Paolo Costa

2004

IL SILENZIO DEL GIUSTO

Potrei parlare moltissimo sul significato della scultura che Giorgio Bortoli ha creato in memoria di mio padre, preferisco lasciare all'immaginazione di che la vede, è pensata per suscitare qualcosa di indescrivibile, alla tragedia, alla deportazione che porterà allo sterminio nazista di un popolo.

Guardare questa scultura in bronzo, raffigurante il vagone dei deportati, con le sbarre sui piccoli finestrini che fanno intravedere alcune teste e mani, fa provare una forte sensazione, l'artista riesce a far nascere in noi un turbamento, un effetto nello spirito, nei nostri sentimenti, un'impressione per non dimenticare.

(Giorgio Perlasca Giusto delle Nazioni Fondazione) Padova maggio 2004 - Franco Perlasca Presidente

2003

LA NAZIONE - IL GIORNO - il RESTO del CARLINO
giovedì 4 settembre 2003

Le pagelle di Giampalo Pioli - 8a Venezia "dentro" New York .
E' la suggestiva idea dello scultore venezianissimo Giorgio Bortoli che ha messo a galleggiare in laguna e vicino alle stazioni dei vaporetti i suoi campanili-grattacielo luminosi incastrati l'uno nell'altro chiamandoli "le due torri".

Sono la fusione incestuosa e tenera del Metropolitan Life Tower di Manhattan che quasi partorisce e protegge la più piccola guglia di San Marco inserita al suo interno.

Gli americani se ne sono già innamorati subito e il colpo d'occhio, di notte, in motoscafo lungo i canali provoca un'autentica emozione che allunga dal Lido dove si tiene la sua mostra, alla terraferma, la grande ondata di realtà e finzione magica respirata per giorni alla Mostra del cinema.

2003

CREATORI DI UTOPIE

SCONFINARE = ENTRARE
Ecco un esempio tipico di sconfinamento di un artista nel campo dell'architettura, mi riferisco allo scultore Giogio Bortoli, quando guardo la grande scultura metallica e vitrea, che si trova nell'aeroporto di Venezia, mi viene in mente Aldo Rossi, con il suo “Teatro del Mondo”, opera che galleggiava come quella dello scultore veneziano, sulla laguna veneta. E voglio iniziare dal cantiere evento nella città post industriale di Porto Marghera , per dire che l'immaginazione attiva è una forma di meditazione, quando penso ad altre opere di Bortoli, il suo percorso espositivo diventa una sorta di analisi psicanalitica della sua personalità. Con i leoni eseguiti in diverse tipologie e materiali, rispecchia la sua regione estesa tra acqua e terra.
Si dice che in ogni capolavoro scultoreo, ci sia un corpo che vive, ma Giorgio Bortoli: artista cattolico o cattolico artista?

Credo nella sua ricerca dell'anima, cercando di visualizzarla a tutto tondo. Ricordo Bortoli tra il Lido di Venezia e Monaco di Baviera, penso alla pittura di mio padre Ernest, sento il suo bisogno di gettar via il peso dei simboli e, abbandonarsi alla gioia semplice di usare il colore.
Penso al Carlo Scarpa che aveva un'eccezionale sensibilità per lo spazio, unita ad un'abilità progettuale, era un maestro senza scuola. Mi piacerebbe parlare sulle trasformazioni visionarie della realtà, perchè esse sono nate, dalla fusione tra l'arte e l'architettura. Le Corbusier, Christo, Pesce, Mendini, Rossi e altri, sono creatori di utopie e di sconfinamenti, che appunto Bortoli con il suo forte valore espressivo e plastico ci fa appunto .... entrare.

Francesca Fuchs – Vienna 2003

2003

L'opera

Partendo dalla punta dell'archiscultura, quindi dal Metropolitan Life Twer, troviamo la lanterna che sovrasta la struttura realizzata in vetro soffiato di Murano e polvere d'oro zecchino, illuminata da fibre ottiche.
Infatti sul grattacielo newyorchese di proprietà di una compagnia di assicurazioni un vecchio slogan dell'epoca diceva: "la luce che non si spegne mai". Sotto sulla cuspide al posto delle finestre, sono state realizzate con taglio laser su acciaio inox, tredici stelle che moltiplicano per quattro fanno esattamente cinquantadue come gli stati d'America anch'esse illuminate, però dall'interno con una luce dorata.
Sui quattro lati, sempre in vetro di Murano, dal colore verde smeraldo i pinnacoli a voler simboleggiare che Venezia da sempre è la porta d'Oriente, illuminati con fibre ottiche. Ancora sotto quattro orologi che ricordano la tradizione neoclassica americana, con lo slogan provocatorio "time is money", traforati al laser ed illuminati; a scandire l'ora di Venezia e l'ora di New York.
In un lato completamente a vista e contenuto all'interno della torre più grande (12 metri), il campanile di San Marco (6 metri) ricoperto da centinaia di formelle in vetro di Murano, alcune con impresso il leone in moeca dai colori fedeli all'originale; sulla punta è collocato l'angelo dorato che riprende Miss Liberty, il tutto illuminato con una luce speciale variabile.
Nell'angolo opposto, su lastre in acciaio due statue della libertà calpestano le catene della schiavitù saldate alla base.

Queste figure sono illuminate dall'interno per creare una speciale diffusione di luce; le tavole anch'esse ricavate sulle lastre portano l'incisione della data della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America: 4 luglio 1776.
Ed è interessante sapere che alcuni esponenti del nascente stato vennero in Europa per studiare le varie istituzioni pubbliche per formare un modello repubblicano più democratico possibile.
Il loro interesse si concentrò soprattutto sulla Serenissima, Repubblica di Venezia antica e prestigiosa, che aveva leggi che sono tuttora all'avanguardia.
Il corpo è in acciaio inox e l'acciaio vuole simboleggiare il materiale del nostro secolo su cui tanto si è basato lo sviluppo del progresso, in modo particolare quello avvenuto nella costruzione dei grattacieli di New York.
Mentre con formelle in vetro di Murano è ricoperta la struttura della torre interna e le decorazioni moresche che, con colore ambrato, danno alle pareti il colore del mattone veneziano. La simbologia del vetro vuole quindi rappresentare la venezianità e rievocare l'arte che da secoli vive con la città. La scultura del Campanile di San marco diventerà così perenne testimone di Venezia nell'altro continente, e formando un unico corpo con la scultura del Matropolitan Life Tower, unirà idealmente le due città, che risultano essere “magiche”, nell'immaginario collettivo.

Venezia, settembre 2003
Ammiraglio Gabriele Calcagno
Direttore Marittimo del Veneto.

 

2003

l'Ammiraglio di Divisione Paolo Pagnottella insieme al maestro Bortoli, in secondo piano l'opera "Venezia New York: le due torri"

IL SIGNIFICATO DELL'OPERA

Quando sono venuto a conoscenza dell'opera eseguita dallo scultore Giorgio Bortoli e del suo significato, ho voluto che avesse una precisa collocazione nell'ambito della Mostra Navalis 2003, in modo che fosse visibile da migliaia di persone.
Il manufatto che rappresenta idealmente il Campanile di San Marco, trapiantato nel nuovo continente all'interno del Metropolitan Life Tower, e costituisce una sorta di gemellaggio tra la città lagunare e la metropoli americana.
Quindi il mio pieno appoggio e sostegno, e naturalmente della Marina Militare Italiana che rappresento, per questo prestigioso internazionale progetto. Questa è un'opera d'arte che mi è particolarmente piaciuta, che riesce a trasmettermi il suo significato.

E' poi un manufatto che unisce elegantemente acciaio e vetro, tecnologia e artigianato: Venezia con il Campanile di san Marco conforta l'amica americana vulnerata nel suo grattacielo; la città ha messo il "paron" a servizio degli americani.
L'arsenale che è stato protagonista nei secoli della cultura veneziane ed italiana, guarda ora alla cultura marinara e, per questo motivo, è divenuto custode della neo nata opera di Bortoli.
Custodiremo l'archiscultura all'arsenale fino al suo atteso volo verso l'America, ma siamo a disposizione di quanti volessero esporla, è un bene che tutti devono ammirare, ecco perché è stata posta su un nostro mezzo militare, affinchè essa possa galleggiare e diventare itinerante per tutta la Laguna.

Ammiraglio di Divisione Paolo Pagnottella M. M.
Arsenale di Venezia - giugno 2003

2002

Questo originale leone realizzato dallo scultore veneziano Giorgio Bortoli, è una novità rispetto gli altri realizzati dallo stesso; anche se fedele all'originale marciano, nella orma e nelle proporzioni, novità perché sezionato in 4 parti.
Il bronzetto, poggia sopra un frammento del vecchio campanile di san Marco, crollato nel 1902, il Prof. B. Rosada scriverà: è il mattone restituito all'arte, che unisce l'antico con il moderno, inoltre garantisco l'autenticità con le mie ricerche.

Il Prof. S. Zecchi parlerà di un neo-leone in "versione mderna2, che nasce da un profondo studio dello spazio e dell'immagine, con un ottimo movimento delle linee e della plasticità degli spessori. Punto di partenza dell'intero lavoro è una teoria di Freud, la stratificazione dei sogni e dei pensieri, che ha portato Bortoli a realizzare le sue opere per "sezioni" e strati.

Prof. Stefano Zecchi 2002
Università Statale di Milano - Dirett. Estetica

2002

Si trova in Vaticano a Roma, questo crocifisso realizzato nel 2002 per Papa Giovanni II, eseguito su commissione dai Cavalieri della Repubblica Italiana.
L'opera, di circa 60 cm, è ricavata da un pezzo di trave carbonizzata, del teatro La Fenice di Venezia, recuperata dallo stesso Bortoli dopo l'incendio.

La Croce quindi è nera e il legno è stato marmorizzato con delle resine speciali, il Corpo del Cristo è in bronzo con una particolarità unica, cioè la testa "decollata" staccata dal resto del tronco.

Un esemplare simile nel 2002, venne consegnato al Cardinale Ersilio Tonini, che aveva apprezzato moltissimo l'alto valore simbolico di questo rivoluzionario Crocifisso. Queste sono le parole del Porporato: "questa scultura così stilizzata, con la testa staccata, rappresenta senz'altro una grossa novità, il Corpo sofferente ma non offendente, ci fa riflettere, apprezzo molto il Bortoli perché ricerca la trinità,la ricongiunzione del Figlio con il Padre, certo rappresentare l'anima in scultura non è da tutti e, se l'arte avvicina a Dio …"

Cardinale Ersilio Tonini - Roma 2002


2001

Inaugurazione 49a Biennale Arti Visive 2001 - Opera presentata "Benvegnui a el tapeo de el omo" "Welcome to the humanity carpet"

Presenta: Vittorio Sgarbi
Realizzazione: F.lli Giorgio e Piero Bortoli

WELCOME TO THE HUMANITY CARPET
49a Biennale Arti Visive di Venezia 2001

Conosco e stimo lo scultore veneziano Giorgio Bortoli, da anni lo ritrovo a Venezia, spesso alla fenice o alla mostra del cinema del Lido, dove li crea e cura degli importanti premi collaterali, dire premi è molto riduttivo perché si tratta di sculture che trovo veramente interessanti, sia per l'originalità che per i materiali trattati, ogni anno cambiandole.

In questo caldo e afoso giugno, giorno inaugurale di questa 49a Esposizione Internazionale d'Arte, lo ritrovo con il fratello Piero, artista anche lui operante in Inghilterra, assieme a molti artisti, con una grande installazione collocata all'ingresso dei padiglioni e come per ogni inaugurazione che si rispetti non poteva ovviamente mancare la voce di dissenso interpretata dai "nostri" artisti veneziano che hanno contrapposto alla "Platea dell'Umanità", titolo ufficiale di questa edizione, il "Tapeo dell'Omo".

L'installazione che verrà poi esposta a Liverpool, misura 10 metri per 6, costituita da 80 sacchi di juta cuciti tra loro (sacchi del caffè provenienti dai diversi produttori) formanti un unico ed interessante tappeto con al centro una grande scritta in rosso che titolo "benvegnui a el tapeo de el omo".
Tutto questo a simboleggiare Venezia calpestata e sfruttata, trovo giusto il gridi di protesta delle nuove generazioni di artisti che non sono presi in considerazione per i soliti motivi. Mi piace questa sperimentazione di tecniche e materiali che i fratelli Giorgio e Piero continuano a fare e questo astrattismo materico, che è fatto anche di gesti e movimenti, visto che tutti per entrare all'inaugurazione dovevano per forza camminarci sopra, calpestando l'opera.
Vorrei ricordare che il padiglione Venezia, costruito nel 1932 ed usato fino al 1995 per ospitare paesi stranieri, poi ad ufficio stampa, toilette, era stato pensato e ideato per ospitare "Le Arti Decorative Veneziane", quindi il mio impegno ed aiuto totale a questi bravi ed impegnati artisti.

Onorevole Vittorio Sgarbi - Venezia giugno 2001

2001

Ma chi è questo Bortoli, che plasma gli acciai e studia rigorosamente questi nuovi materiali e realizza con metodo una nuova scultura?
Ricerca il colore nella Laguna Veneta, nei boschi di Cortina mi ricorda Guttuso - Certo New York è simile a Venezia, ma Giorgio Bortoli scultore è un provocatore, l'acqua alta …..

Marta Marzotto - Venezia 2001

foto: Nudo femminile
Acciaio inox + vetro di Murano
Collezione Marzotto

2000 Progetto Venezia-New York: le due torri - (clicca sul menu a lato la relativa icona)

2000

La Biennale di Venezia Società di Cultura
Archivio Storico delle Arti Contemporanee
Il Direttore di Settore

Pregiatissimo Signor Giorgio Bortoli
Via Droma 95 Lido di Venezia

Venezia, 3 ottobre 2000

Caro Giorgio,
ti rinnovo l'apprezzamento per l'operazione culturale "Progetto Venezia-New York: le due torri" che stai per felicemente concludere e che ho avuto modo di seguire nella sua evoluzione artistica.E' una metafora del futuro che ritorna idealmente al passato così come Venezia in realtà è una città anzi la città più moderna al mondo ove per moderna si intenda una città "a misura d'uomo".

Venezia dunque e New York: quest'ultima ombelico di un mondo globalizzato e tecnologicizzato che pur tuttavia nelle sue torri grattacielo rieccheggia lo slancio c la spinta verso l'alto dei nostri campanili, metafora anch'essi di un nostro quotidiano vivere contemporaneo che sente il bisogno di una continuità col passato.

Due città che, nella loro apparente radicale opposizione, esprimono il bisogno dell'uomo di dare un contributo alla sua storia personale e sociale senza soluzione di continuità tra mezzi e fine e che solo la cultura riesce, sia pure in parte, a soddisfare.
Un caro e affettuoso saluto

Tuo Gianfranco Pontel

1999

COMUNE DI VENEZIA
Il Sindaco
Venezia 10 marzo 1999
Prot. n. 1931/CM/po

Caro Bortoli, ho avuto modo di vedere l'illustrazione del suo "Progetto Venezia New York: le due torri" e desidero esprimere il mio apprezzamento per l'idea certamente originale.
Tra la Metropoli Americana e la Città Lagunare esistono "affinità elettive" che spesso, anche se ingiustificatamente, sfuggono agli occhi degli osservatori più superficiali della storia architettonica, urbanistica, sociale ed economica delle grandi città, nelle loro dimensioni del presente come del passato; mi congratulo quindi per un'iniziativa che, simbolicamente, vuole far riflettere anche su tale aspetto misconosciuto.

Apprezzo il Tuo progetto perchè vuole essere una "provocazione culturale" a Venezia, che in epoca passata ha saputo realizzare il sogno ideale di città ponte tra Occidente ed Oriente e oggi non riesce più ad esprimere il suo ruolo semantico di città simbolo.
Il "Progetto Venezia New York: le due torri" rappresenta meritatamente l'ambizione di voler portare il centro dell'attenzione su Venezia, città cosmopolita, autentica capitale culturale. Fortunatamente questo sogno trova una culla di realizzabilità nell'arte e nelle mani di artefici, come Lei, di cui la nostra città va certamente fiera.

Un cordiale saluto e un augurio.
Massimo Cacciari

1997

IL MOTIVO DI FONDO DELL'OPERA
L'IDEA: "L'estetica della velocità"

Questa rappresentazione della mente, pensiero astratto che avrà origine in una fredda mattinata d'inverno, attraversando una deserta e nebbiosa Piazza San Marco, il sottoscritto con l'amico scultore Giorgio Bortoli. Come in altri giorni si discuteva attentamente vari argomenti, mentre si andava al lavoro, io al Museo, lui negli uffici del Ministero, ed ecco: IL MOTIVO DI FORNDO DELL'OPERA.

Ricordo quel dialogo, l'artista aveva avuto un prestigioso incarico da un'azienda leader europeo nel settore del materiale plastico, la NUOVA PANSAC S.p.A. Doveva creare una serie di sculture in bronzo che rappresentassero e riportassero la stessa figura in grafica, creando un nuovo logo, qualche cosa oltre il solito marchio, un'operazione di immagine, un'idea semplice, originale e straordinaria.

Il nuovo proprietario, un giovane e promettente imprenditore, che eredita dal padre fondatore un vero e proprio impero industriale, che cerca di espandere in altre realtà internazionali. Persona illuminata con la passione degli sports motoristici e della VELCITA', tutto questo da congiungere al materiale plastico appunto, il FLESSIBILE, il TRASPARENTE.
Il concetto astratto c'era, si doveva interpretare, trasferire in immagine materiale: il dardo, la VELOCITA' della freccia TRASPARENTE, che colpisce e accende, poi unire al tornado con il suo movimento rotatorio alla FLESSIBILITA'.

Spero di aver ispirato e contribuito alla realizzazione di questo progetto.

Prof. Silvio Fuso
Direttore del Museo Fortuny, Venezia dicembre 1997

1996

Quando ha saputo che si portava nella sua casa di New York un pezzetto del Teatro La Fenice, Isaac Stern si è commosso. Il premio "Una Vita nella Musica" del quale il celebre violinista americano è stato insignito nel 1996 a Venezia, è simboleggiato infatti da un leone in bronzo stilizzato, opera dello scultore Giorgio Bortoli, e montato su un pezzo di legno carbonizzato recuperato da una delle travi bruciate del teatro.
E' una perdita enorme, per il mondo intero, commentava Stern, questo premio che mi viene consegnato, ha un grandissimo valore per me, anche perché è un'opera di un'artista veneziano, piena di significati e ricca di simbolismo, che mi arriva nella più antica città del futuro.
Co la scultura di Bortoli avverto e percepisco una città ricca di vibrazioni artistiche, un preziosismo di Benvenuto Cellini con un'opera plastica connotata da una forte ed intensa espressività.

Isaac Stern Musicista - New York 1996

1992

Giorgio Bortoli è un giovane scultore intelligente.
Prima di tutto usa le materie prime che trova al Lido nelle lunghe passeggiate lungo il mare e i murazzi: pietre, fili di ferro, conchiglie, blocchi di legno scheletriti dal sole, ed altri elementi che possono suggerire la scultura, tirata fuori dall'Accademia e dalle forme comuni.
Esempio, l'onda del mare.
L'onda del mare è di fronte al suo studio, all'aperto, protesa verso il cielo, sinuosa e seducente, alta più di tre metri, in ferro zincato, con uno sviluppo di forme che si accavallano, con cadenza ritmica, armonica, ed hanno la prepotente forza e l'eleganza del flusso marino.
L'onda in scultura si misura con la natura.
Lo studio di Giorgio Bortoli agli Alberoni, tra il mare e la laguna, presso il faro, tra gli alberi, distaccato dal mondo, non permette ad uno scultore di seguire altro che il filo sottilissimo della fantasia per andare oltre al limite, avere onde e nuvole come materie prime e il gioco delle luci del sole nelle ore della giornata.
Venezia da questo studio è quanto mai lontana, la si scorge appena tra i profili dei monumenti maggiori.

Ma lo scultore la intravede con una punta di pessimismo, essa non si rinnova come fa il mare con le sue onde: egli pensa che un po' alla volta si spopola, è un corallo del mare logorato dal tempo, anche se intatta, le cupole di San Marco, il campanile, il Palazzo Ducale, la Salute, il Ponte dì Rialto, sono raffigurati in zinco dorato, con il loro inconfondibile profilo, ma espressioni nude nella loro bellezza, tra i nemici che sono in agguato, e i turisti frettolosi, che si portano via una pietra di nascosta sotto la gabbana.
Ma l'idea dei cinque monumenti meravigliosi uniti insieme, in fila per mano, uno con l'altro, con amore, è immortale come Venezia, l'idea diradata dai sogni.

Bortoli nel suo tipico umore nero pensa ai nemici, come topi che riescono a roderne l'incanto: un pensiero che comporta un grido di allarme. La scultura racconta fatti inusitati con innocente disinvoltura che raggiunge immediatamente la sua destinazione.
Ma l'idea dei cinque monumenti meravigliosi uniti insieme, in fila per mano, uno con l'altro, con amore, è immortale come Venezia, l'idea diradata dai sogni.
Bortoli nel suo tipico umore nero pensa ai nemici, come topi che riescono a roderne l'incanto: un pensiero che comporta un grido di allarme. La scultura racconta fatti inusitati con innocente disinvoltura che raggiunge immediatamente la sua destinazione.
Ma ancor più colpisce contro la droga e la minaccia dell'AIDS: un flagello di questi anni.
L'artista afferra prima una testa ridotta allo scheletro, con la forza bruta di scavare la calotta cranica e renderla ancor più paurosa, tarata dalla malattia, e per suscitare con violenza il ribrezzo, appunto una vicina all'altra decine di siringhe per iniettare la droga.
E' un segnale che- raggiunge,il suo effetto che va al di là, con un brivido, dei limiti della scultura, ma l'artista ottiene il suo intendimento con una fantasia unica nella punta espressiva:- sono forzature che hanno un fine ben definito, contro un flagello.
Giorgio Bortoli è radicale nei suoi traslati; le sue creazioni plastiche hanno toccato-gli aspetti più vari; sculture contro la guerra eseguite con residuati bellici, una statuetta donata al Papa, in occasione della sua visita al Teatro Fenice, anni orsono, intitolata "No alla seconda Crocifissione", un "Volto di Cristo" in legno lasciato dal mare sui murazzi, poi destinato alla chiesa di San Rocco, alcune "Madonne" in metallo filiforme, creazioni per "Salvare Venezia" e via via per numerosi significati concreti, nuove aperture, che per un giovane di talento, come il nostro scultore, costituiscono un sicuro-avvenire.

Lido di Venezia, lì 29 dicembre 1992
Prof. Guido Perocco, critico e storico d'arte, già direttore dei Musei Civici di Venezia

1992

Un Mercurio alettato ai piedi o semplicemente l' "anima" di un atleta protesa verso il cielo? La figura metallica realizzata da Giorgio BORTOLI per la "S. Benedetto" è sicuramente un archetipo, una forma ideale, più abitante di un iperuranio di platonica memoria che di questa terra.

Il dinamismo dell'atleta è vagamente accennato, assente lo sforzo, non ci sono muscoli contratti, non torsioni. Piuttosto è palpabile una tensione verso l'alto, verso mete che non sono di questo mondo, "excelsior" più elevato, oltre l'ostacolo, oltre il traguardo.
Il materiale metallico in cui è realizzata l'opera di BORTOLI si presta particolarmente a rendere l'afflato ideale che la percorre da capo a piedi.
Ancora una silouette nella produzione bortoliana, tutta segnata da una purezza stilizzata allusiva più alla rarefazione che alla pesantezza carnale, una voce che racconta la forza dello spirito signore della materia.

Prof. Sandro MENEGAZZO - Venezia 11 giugno 1992
SAN BENEDETTO
Acqua Minerale

Un segnale di morte per la vita, un invito quasi brutale a pensare alla fine precoce e disgregante cui conduce la tossicodipendenza, per riguadagnare una vita più piena, dopo il dolore e la sofferenza.
A questa dialettica allude il "teschio con siringhe" dello scultore veneziano Giorgio Bortoli, opera tenuta a battesimo in occasione di un recente convegno sull'Aids nelle carceri svoltosi alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

Opera discutibile e variamente discussa quella dell'autore veneziano, ma pur sempre un motivo "forte", un tentativo di discussione diretto a che, come il tossicodipendente, almeno alla stadio iniziale, è convinto di "appropriarsi di un surplus di vita".

Venti siringhe infilate in un cranio realizzato in lega leggera ed emergente da una granitica base (granito nero d'Africa) stanno ad indicare, senza peli sulla lingua, dove primariamente colpisce la droga: il cervello umano appunto, quella "scintilla del divino che brilla in noi", la ragione, prima vittima illustre degli stupefacenti.
L'opera di Bortoli tronca di netto con qualsiasi illusione di "paradisi artificiali2 mirando dritto al cuore di larga parte della nostra cultura contemporanea, una cultura di morte.
Anche i materiali impiegati hanno una valenza simbolica, dal nero del basamento granitico, al metallo del teschio, una lega leggera allusiva allo stato di progressivo disfacimento mentale cui va incontro il tossicodipendente.

Prof. Sandro Menegazzo - Venezia, 21 luglio 1992

1989

Save Venice

Gentile Maestro Bortoli,
Le sono particolarmente grata della sua originale e significativa opera che nella sua civile protesta esprime il desiderio e le ansie non solo di tutti i veneziani, ma anche del Mondo intero.
E' stata collocata nella sede di questo comitato dove può essere ammirata e compresa dai nostri numerosi amici e collaboratori, persone che amano Venezia in modo particolare e che nel corso di vent'anni di attività del comitato hanno contribuito finanziariamente a realizzare restauri di prestigiose opere d'arte.
Speriamo che la sua battaglia possa un giorno mostrare i suoi frutti e che Venezia ritrovi la sua vecchia identità.
Mi ha molto colpito, in queste sculture, l'atteggiamento che oscilla fra ironia e l'inclinazione per l'attrattiva estetica dei banali oggetto di consumo , certo mi ricorda la pop art del grande Alloway, che coniò appunto il termine artistico, dove "pop" può significare sia "botto" che "popolare".
Concludo porgendo tanti auguri per la sua attività artistica e ringraziamenti dal nostro comitato e i miei migliori saluti.

Beatrice H. Guthrie - Executive Director
Save.Venice.Inc - New York Settembre 1989

1988

Nel vedere alcune opere del Bortoli nei cataloghi della Fondazione Bevilacqua La Masa, mi viene in mente lo scultore del 1400 Luca Della Robbia che sperimentava in continuazione arti e scienze mai viste.
Il veneziano Giorgio Bortoli nel manipolare gli acciai inossidabili specchiati con la precisione del taglio con il laser, riesce con i vetri di murano a dare il colore.

Come il grande maestro fiorentino, iniziatore dell'invetriatura che applicava nella terracotta, dando appunto colore, qualità della pittura e del mosaico

Prof. G. Mazzariol
Dipartimento Storia dell'arte
Università Ca' Foscari - Nov. 1988 Venezia

1987

IL GAZZETTINO di VENEZIA
Giovedì 12 febbraio 1987

Madonna Bronzea di Bortoli alta due metri

Un'opera d'arte moderna uscita dallo studio di uno scultore vivente entra a far parte del patrimonio culturale del Lido costituendo al di là del valore intrinseco del significato religioso una novità e un contributo all'arricchimento dell'arredo urbano dell'isola.
La scultura realizzata da Giorgio Bortoli raffigura una Madonna e ha trovato collocazione nel Piazzale La Fontaine a Ca' Bianca.
La cerimonia dell'inaugurazione si è svolta ieri pomeriggio alla presenza di monsignor Fusaro, di rappresentanti del Consiglio di quartiere - assente il vicesindaco Bergamo per altri impegni - e di numerosi cittadini con la partecipazione del parroco di Sant'Ignazio don Paolo Donadelli che ha benedetto la statua.
L'originalità dell'opera, alta due metri il cui soggetto molto stilizzato è una Vergine orante, consiste nel fatto che è ottenuta con la saldatura di tondini di bronzo precedentemente sagomati. Il materiale inoltre ha subito un procedimento di ossidazione che ne ha garantito un'azione protettiva nel tempo.
La scultura voluta espressamente dalla parrocchia di Sant'Ignazio è stata realizzata grazie al contributo del Banco san Marco per la progettazione ed alla collaborazione delle officine fabbrili di Ettore Bertoldini di Malamocco. L'idea è nata in occasione della visita di Giovanni Paolo II al quale fu donato dal Teatro La Fenice un Crocifisso in legno dello stesso Bortoli, ora al museo vaticano.
Giorgio Bortoli è anche autore di una scultura in ferro battuto intitolata "Onda" che è stata esposta davanti all'Hotel Europa & Regina in Canal Grande in occasione della ricorrenza dell'acqua alta del 4 novembre '66.
Roberta Bearzi



 

La Nuova Venezia
Martedì 3 febbraio 1987

Una Madonna bronzea nel Piazzale di Ca' Bianca

E' alta complessivamente due metri la Madonna bronzea che sorgerà a Ca' Bianca, al Lido, nel Piazzale dedicato al cardinale La Fontaine. L'opera (nella foto), creazione dello scultore Giorgio Bortoli, verrà inaugurata mercoledì 11 alle 16,30 alla presenza del vicesindaco Ugo Bergamo e probabilmente di monsignor Fusaro in rappresentanza del patriarcato; una cerimonia religiosa e civile nel contempo.
Progettazione ed esecuzione sono rispettivamente a cura del Banco San Marco e della ditta Fabbrile & Bartoldini. "Si tratta di un'opera moderna, stilizzata - spiega Giorgio Bortoli, 26 anni, un curriculum artistico già costellato di tappe inportanti - E' una costruzione in tondini di bronzo, sagomati secondo un ritmo ascendente…"
Il Comune ha predisposto l'illuminazione notturna con un faro alogeno: contribuirà non poco a rischiarare il piazzale che diviene, così, autentico punto di riferimento in posizione mediana rispetto all'isola, al crocevia tra Murazzi e laguna.
"L'installazione della statua non riveste unicamente un significato devozionale - tiene a precisare Giorgio Bortoli - è un aspetto dell'arredo urbano, un invito a moltiplicare iniziative di questo tipo al Lido, da troppi anni autentica terra bruciata in tal senso. Basti il paragone il paragone con Mestre, ex città operaia, ex dormitorio, oggi centro vivibile grazie ad interventi che stanno profondamente modificando il tessuto urbano". E' giusto rammentare allora la "fontana" progettata da Bortoli, approvata dall'assessorato ai Lavori pubblici, destinata ad arredare il piazzale delle "case rosse" (alloggi Iacp e comunali).
L'opera è ancora sospesa nel limbo delle buone intenzioni per mancanza di fondi. Un appuntamento importante dunque, quello di mercoledì 11, giunto a coronamento di un calvario burocratico durato più di un anno e che ha visto il progetto salire e scendere le "dure" scale dell'assessorato all'Edilizia privata e della Salvaguardia ai Beni Ambientali.
(Sandro Menegazzo)