L'ATTIVITA' ARTISTICA

Giorgio Bortoli è nato a Venezia, dove tutt'ora vive e lavora. La sua formazione artistica ha origine in famiglia, il nonno paterno era infatti pittore e scultore ed era, inoltre, grande conoscitore della musica che componeva e suonava; uomo di straordinario ingegno, fondo' insieme ai fratelli la grande ditta di impianti elettrici, e invento', oltre mezzo secolo fa, la "galleggiante" dalle luminarie fantastiche per la notte famosissima del Redentore.. Questa personalità deve senza dubbio aver influito sul giovane Bortoli che già allora aveva avuto modo di conoscere il maestro Murer durante i suoi soggiorni in montagna. Successivamente, seguendo i preziosi sugge-rimenti del professor Borsato entra nel vivo dell'attività artistica.
Nel 1984 la sua opera, Esplosivo Visus, è selezionata alla 69a Mostra Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa, l'anno seguente l'o-pera maris pisces, è selezionata alla 70' edizione della mostra collet-tiva.
Nello stesso anno offre una sua creazione, intitolata no alla seconda crocefissione a Papa Giovanni II ed è ora collocata nei Musei Vaticani di Roma.
L'anno successivo l'opera intitolata Onda trova collocazione temporanea nel magico scenario del Canal Grande di Venezia, di fronte all'Hotel Europa e Regina, raro e feli-ce esempio di inserimento scultoreo nel delicato tessuto urbano veneziano.
Da questi primi passi mossi nell'ambiente veneziano il percorso artistico di Giorgio Bortoli sarà costellato di commissioni e patrocini che lo vedranno impegnato nella sua città e all'estero, in particolare a Monaco di Baviera dove da alcuni anni ha consolidato la sua presenza. Nel 1988 per l'Associazione Internazionale Save Venice realizza l'opera Venezia Immaginaria, attualmente esposta a New York con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura di Venezia.
Nel 1989 un Paganini di bronzo dalla figura stilizzata, d'intonazione giacomettiana, è portato al Teatro La Scala di Milano dal maestro Tangucci, ex direttore artistico del teatro la Fenice di Venezia.
In collaborazione con la fornace Seguso realizza una serie di "Fenici" in bronzo e vetro per il Teatro La Fenice cui seguono una serie di opere per i festeggiamenti dell'anno marciano, di cui alcune dedicate al Cardinale Patriarca Marco Cè.Nel 1995, in occasione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, organizza serate musicali ed artistiche d'ispirazione freudiana, e crea l'opera Nuovo leone di Venezia per premiare il Direttore Gillo Pontecorvo nell'ambito del tradizionale premio offerto dall'AVAL.


Nel 1996 è incaricato dagli organizzatori della Mostra Internazionale del Cinema della realizzazione di un ciclo di manife-stazioni che si svolgono parallelamente alle proie-zioni dei film. Nello stesso anno, la Fondazione Arthur Rubinstein gli commis-siona la realizzazione del premio internazionale "una vita per la musica", che premia il violini-sta americano Isaac Stern.
Per la Regione Veneto crea i "leoni andanti", in bronzo verde ossidato, una rivisitazione in chia-ve moderna del leone veneziano. Numerose sono poi le commissioni dal mondo dell'industria, opere specificamente concepite per rappresentare la storia professionale di alcune importanti azien-de che hanno voluto legare il proprio nome ad un'opera esclusiva: a cominciare dalla Libco di Milano; il trofeo per iniziative culturali e sportive offerto dall'acqua minerale San Benedetto, una serie di bronzi per la Nuova Pansac Spa. Più di recente, la collaborazione artistica con la Fincantieri di Marghera e la sponsorizzazione della Illnor Spa per un ambizioso e imponente progetto che vede impegnato l'artista, insieme al fratello Piero, con la macrodimensio-ne.
II desiderio di confrontarsi con una dimensione più ampia di quella degli ambienti interni, induce lo scultore a pensare "in grande", con esiti paragonabile a quelli dell'architettura, per le cospicue dimensioni e per l'impiego di materiali da costruzione come. l'acciaio, ma con una ricerca estetica che si sofferma sull'eleganza dei rlvestimenti in vetro di Murano che esaltano la preziosità dell'opera.

La macroscultura (ha un'altezza di (2 metri) cui Bortoli sta tuttora lavorando, nasce dall'idea di unire idealmente in un'unica scultura due città d'acqua, da una. parte Venezia con il suo campanile, dall'altra New York con la Metropolitan Life Tower . La struttura portante è in acciaio (fornito dalla Idromacchine di Marghera) e i rivestimenti esterni sono costituiti da particolarissime formelle di vetro riciclato, ognuna diversa dall'altra. II tutto corredato da un angelo alto un metro, in polvere d'oro, che verrà realizzato dal maestro Giorgio Giuman, e da quattro orologi che segneranno l'ora Venezia e di New York. L'opera, destinata ad essere esposta negli Stati Uniti, ha avuto parole di incoraggiamento anche da parte del Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari che ha sottolineato come fra le due città esista una affinità elettiva molto spesso non considerata.


I TEMI

Le creazioni plastiche di Bortoli hanno toccato gli aspetti più vari dell'attività scultorea, egli si è infatti confrontato con i più diversi materiali alla ricerca del mezzo espressivo che meglio potesse rappresentare i suoi intenti. Un'attività variegata per utilizzo di materiali e per temi trattati, che spazia dalle opere di sentimento più intimista come la statuetta donata al Papa, un Cristo proteso verso il cielo, simbolo di speranza e di pace nel mondo, con accanto una piccola croce fatta di cartucce e bossoli della Grande Guerra che l'artista ha raccolto sull'altipiano di Asiago; le "Madonne" in metallo filiforme, o ancora Un volto di Cristo, opera destinata alla chiesa di San Rocco di Venezia, sino alle creazioni che rivelano un intento polemico, un monito rivolto alla società che lascia lentamente corrodere un città fragile come Venezia.
Così nascono le creazioni per "salvare Venezia", opere concrete che ci riportano ad una realtà non tollerabile dalla sensibilità dell'artista e riflettono un legame contrastato con la città, sempre presente nel suo lavoro, come destinataria di accorate preoccupazioni e come ispirazione del fare artistico. L'opera Onda, ne è un esempio: esposta davanti all'hotel Europa sul Canal Grande, evidenzia un impegno sul piano dei contenuti quanto della tecnica.
Si tratta di una scultura concepita a perenne ricordo dell'inondazione del 1966 e vuole essere un'allarme verso una dis-sennata. gestione della città e in particolare contro il moto ondoso.

L'onda rappresenta nel medesimo tempo il pericolo che giunge dal mare e l'ispirazione per una creazione origi-nale, come la descrive Guido Perocco: "l'onda del mare è di fronte al suo studio, all'aperto, protesa verso il cielo, sinuosa e seducente, alta più di tre metri, in ferro zincato, con uno sviluppo di torme che si accavallano, con cadenza ritmi-ca, armonica, ed hanno la prepotente forza e l'eleganza del flusso marino".

Un appello ad osservare la natura è presente anche nell'opera, patrocinata dall'Assessorato della Cultura, Principio o declino che esprime l'incertezza sulle sorti di Venezia in bilico fra due destini contrapposti, l'uno che potrebbe disvelare una strada favorevole e tutta in discesa, l'altro al contrario, un lento declino dovuto ad un logorio continuo ed inarrestabile. Una sorta di paysage moralisé in chiave contemporanea in cui la scelta della strada da percorrere è lasciata allo spettatore.
Nel 1993 un'opera di Giorgio Bortoli fu protagonista di una campagna contro la droga che interesso' le scuole della città. La scultura creata da Bortoli, un teschio in fusione di alluminio infilzato da varie siringhe, fu trasposta in immagine su numerosissime cartoline e manifesti distribuiti in giro per la città. Se pure considerata forte, essa aveva l'indubbio merito di andare dritto al problema, tant'è che riscosse un notevole successo.


I MATERIALI

Un aspetto certamente interessante del lavoro di Giorgio Bortoli è quello della ricerca sui materiali, quelli più tradizio-nali come il ferro e il bronzo che si rifanno ad una tradizione artigianale che va via via perdendosi ma che pure consentono allo scultore di avvicinarsi all'in-tento di plasmare la materia in forme sempre diverse: ora raffigurando un volto (quello altero e imperscruttabile della Callas), ora tratteggiando le linee essenziali della figura umana che tende verso l'alto come ne) ciclo di chiara ispirazione giacomettiana, cui appartiene il già ricordato Paganini. Questa antica tecnica, di cui lo scultore ha padronanza in ogni fase della lavorazione, dal gesso alla patina superficiale, consente, grazie alla sua estrema plasticità, di allungare oltremodo la figura in uno slancio che è tensione pura.
Anche per le opere di ispirazione più propriamente religiosa il bronzo si rivela un medium prezioso per raffigurare cio' che è insieme mistero e fede. Le delicate sembianze della Madonna ripensano il tradizionale momento devozionale attraverso la sensibilità moderna. L'opera, una vergine orante, dalle forme assai stilizzate, ha la particolarità di essere ottenuta dalla saldatura di tondini di bronzo precedentemente sagomati. II materiale, inoltre, ha subito un processo di ossidazione che ne garantisce la perfetta conservazione anche in condizioni ambientali sfavorevoli come quelle della zona lagunare.
Nel percorso artistico di Bortoli trovano, altresì, spazio gli ele-menti naturali, materie prime in cui lo scultore si imbatte nelle sue passeggiate lungo la spiaggia del Lido, pietre, fili di ferro, conchi-glie, blocchi di legno seccati dal sole e quant'altro consenta alla fantasia dell'ar-tista di vedervi delle forme, un intendi-mento poetico.

Infatti, la creatività del-l'artista si esprime anche attraverso assemblaggi, ferri e residuati delle due ultime guerre mondiali che danno vita ad opere "contro la guerra".
I lavori della fine degli anni ottanta reca-no tracce concrete del passato, non solo nell'uso di materiali come il vetro di fattura locale, ma anche nell'inserimento di "reliquie" appartenenti alla storia veneziana, testimonianze eloquenti di un passato illustre che non può essere dimenticato: con il suo Campanile di San Marco, Bortoli crea un'opera in cui l'immagine convenzionale del campanile si associa alla sensibilità moderna che tende a conservare e a ricostruire, esso, infatti, raccoglie in sé i frammenti dell'originario campanile crollato cento anni fa.


E così pure la serie delle Fenici, realizzate in vetro di Murano e oro zecchino (presso la fornace Seguso-Viro), altre invece in bronzo, poggiano -ma quasi verrebbe da dire sorgono- su una base di legno recuperato l'indomani dell'incendio che distrusse il Teatro la Fenice.
La ricerca della materia prima come fonte inesauribile di ispirazione e lo studio delle potenzialità dei materiali sono una costante del lavoro artistico dello scultore veneziano, che lo spinge a lavorare nella fabbrica, fucina moderna, dove la sperimentazione industriale trova affinità d'intenti con l'arte. L'acciaio, in ultima analisi, è il logico sviluppo di questo percorso artistico che parte dal legno per approdare alla macrodimensione allo scopo di confrontarsi con l'ambiente esterno e con l'architettura.


IL LABORATORIO

Questa attenzione per i materiali dell'opera presuppone da parte dell'artista un costante controllo di tutte le fasi della lavorazione, dalla progettazione alla realizzazione finale, e questo nei modi di una tradizione artigianale che vede l'artista quale ideatore e "plasmatore" della scultura grazie ad una sapiente perizia tecnica. Per questo motivo l'atelier riveste un'importanza fondamentale, rifugio in cui astrarsi dal mondo per riflettere, ideare ed, infine, creare. Lo studio di Giorgio Bortoli si trova al Lido di Venezia, in quella striscia di terra fra laguna e mare tanto frequentata d'estate dai villeggianti quanto deserta l'inverno e, dunque, ancor più suggestiva.

In uno spazio quasi mimetizzato nella vegetazione Bortoli lavora indisturbato, con onde e nuvole come materie prime e il gioco delle luci del sole nelle ore della giornata. E' uno studio senza dubbio suggestivo, dove la fase progettuale si svolge all'interno un mezzo militare blindato adattato a luogo di lavoro e interamante rivestito di legno.

Nell'idea dell'artista nasce come "scultura nella scultura" perché al suo interno lo scultore realizza i bozzetti per i lavori, mentre gran parte della lavorazione avviene nello spazio esterno a pochi metri dalla laguna veneziana.


CONSIGLIO REGIONALE
DEL VENETO

Breve nota biografica dell'artista Giorgio Bortoli

L'attività artistica

Giorgio Bortoli è nato a Venezia dove vive e lavora. La sua formazione artistica ha origine in famiglia, il nonno paterno era infatti pittore e scultore.
Fin da giovane, durante i soggiorni in montagna, ha modo di conoscere l'artista Augusto Murer da cui trae ispirazione e successivamente fa tesoro dei suggerimenti del professor Renato Borsata che lo aiuterà ad entrare nel vivo dell'attività artistica.
Inizia esponendo alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia e nel 1985 offre una sua creazione intitolata "No alla seconda crocefissione" a Papa Giovanni Paolo II, collocata ora presso i Musei Vaticani.
In quegli anni inizia a realizzare le grandi sculture che verranno inserite nel delicato tessuto urbano di Venezia e da qui il percorso artistico sarà costellato di commissioni e patrocini che lo vedranno impegnato nella sua città e all'estero: dal "Paganini" in bronzo per il Teatro alla Scala (1989), alla realizzazione, in collaborazione con la Vetreria Seguso, cli una serie di "fenici" per il Teatro La Fenice (1995), al premio internazionale "Una vita per la musica" commissionato dalla Fondazione Arthur Rubinstein (1996), ai "Leoni andanti" creati per la Regione Veneto, alle opere concepite per rappresentare la storia professionale di alcune importanti aziende private.
Si cimenta quindi con progetti di macrodimensioni con l'impiego di materiali da costruzione come l'acciaio, ma con una ricerca estetica che si sofferma sull'eleganza dei rivestimenti in vetro di Murano. E' di questo periorlo la macroscultura a forma di campanile "Venezia - New York" (2000), in acciaio, vetro e frammenti dell'originario campanile crollato nel 1902 che nasce dall'idea di unire in un'unica opera le due città d'acqua, città unite, secondo l'artista, da una grande affinità elettiva.
Dal 2011 l'artista è presente con l'opera "Compassione" nella Collezione Permanente del Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra.

I temi

Le creazioni plastiche di Bortoli hanno toccato gli aspetti più vari dell'attività scultorea; l'artista si è confrontato con i materiali più diversi allo scopo di rappresentare al meglio i propri intenti. Diverse sono le opere d'ispirazione religiosa: dalla statuetta per Papa Giovanni Paolo II, al "Cristo", alle "Madonne", all' “Angelo”, fino alle creazioni realizzate con l'intento di "salvare Venezia", delle quali le sculture "Onda" e "Principio e declino" rappresentano l'esempio più alto.

I materiali

In ricerca della materia prima come fonte di ispirazione e Io studio delle potenzialità dei materiali sono una costante del lavoro artistico dello scultore veneziano: la sua creatività si esprime attraverso l'utilizzo dei più tradizionali ferro, bronzo e vetro di fattura locale, ma anche attraverso gli assemblaggi degli elementi naturali quali pietre, fili di ferro, conchiglie e blocchi di legno.

Il laboratorio

Lo studio di Bortoli si trova al Lido di Venezia.


IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

Clodovaldo Ruffato

Venezia,23 luglio 2012

 


Olio su tela, cm 52 x 37, fine '800 inizio '900; Bortoli Luigi nonno di Giorgio;


Olio su tela, cm 28 x 22, fine '800 inizio '900; Bortoli Luigi nonno di Giorgio;


Giorgio alle elementari



Giorgio con la sua "bici-scultura" all'età di dieci anni



"Onde" del 1985 - Ferro zincato 200 cm x 70 cm



"Paganini" del 1986 - Bronzo
60 cm x 20 cm



"Maria Callas" del 1997 - Bronzo 30 cm x 12 cm



"L'Angelo" del 2000 - Bronzo 130 cm x 25 cm



"Venezia New York" del 2000 - Acciaio vetro 12 mt x 1,50 mt