2019

Leone - Alluminio
cm 200 x 150

Lo scultore Giorgio Bortoli è invitato

come "Ospite d'Onore" all'edizione 2019 della famosa

Fiera dell'arte di Longarone (BL)

Leone - Alluminio
cm 200 x 150

2018

2018-12-14 archiscultura
Il Gazzettino di Padova

a

Presentazione
"La Torre di Luce"
dello scultore Giorgio Bortoli
In Piazza a Campodarsego
Il progetto unisce Veneziua e New York

sarà visibile dal dal 14 dicembre al 6 gennaio 2019 (Epifania)

2018


Invito dell'evento


aLa Nuova - Dom 16.09.2018


Il Gazzettino - sab 03.11.2018

Inaugurazione del
"Cavallo Rampante"
dello scultore Giorgio Bortoli
presso il parco storico della Villa Nazionale Pisani (Strà - Venezia)

Lunedì 17 settembre 2018, ore 12.00


Il Cavallo Rampante dello scultore Giorgio Bortoli

Il Cavallo Rampante di Giorgio Bortoli, visibile anche dall'esterno della Villa, in una cornice ideale

2017


Copertina del Settimanale TUTTO del 21 novembre 2017


aarticolo a pag. 53


Angelo in bronzo lucidato, cm 30

Un Trionfo di Bellezza - Models of Italy 2017
Ottobre, 2016

I conduttori della serata, Jo Squillo, Simona Tagli e Gianluca Mech, hanno consegnato i premi "Angeli di Bronzo",
realizzati dal maestro Giorgio Bortoli, ai vincitori del concorso: Mireya Stabile e Luca Pinter

2016


Da sinistra verso destra: Lo scultore Giorgio Bortoli, Marino Bartoletti (giornalista opinionista RAI), Domenico Stanziani (titolare Ristorante Al Colombo), Pino Donaggio (musicista e compositore).


Ristorante Al Colombo di Venezia
Ottobre, 2016

Consegnate in omaggio le "Fenici in Bronzo", realizzate dal maestro Giorgio Bortoli, a Marino Bartoletti (giornalista opinionista RAI)
e a Pino Donaggio (musicista - compositore)




Consegna del modello del monumento al Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro a destra nella foto. Al centro il maestro Giorgio Bortoli.


Foto di gruppo con autorità comunali varie ed il monumento ai Cavalieri d'Italia, realizzato da Giorgio Bortoli, ben visibile alle spalle del gruppo.

 

Piazza Cavalieri d'Italia, Favaro Veneto (Venezia)

2 giugno 2016

FESTA DELLA REPUBBLICA

Consegna al Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro,
del modello del monumento installato nella Piazza
e realizzato dal maestro Giorgio Bortoli


Venice beyond the Ghetto

Presentazione del progetto con la conferenza stampa del 24 marzo presso
la sede RAI del Veneto nella Sala Tiepolo di Palazzo Labia a Venezia
Ringraziamo in particolare il Presidente Ciambetti del Consiglio regionale del Veneto, il Rabbino Bahbout, Martino Zanetti,
Presidente del Gruppo Hausbrandt, il Direttore De Luca di Rai Veneto per il loro interventi e lo storico Riccardo Calimani,
gradito ospite, per il suo contributo


Esposizione del Caffè
Hausbrandt (sponsor)


Venice Beyond The Ghetto - Leone Rabbinico

Esposizione Astoria Vini (sponsor)

Il Rabbino S. Bahbout consegna il Leone Rabbinico al Presidente del Consiglio regionale del Veneto


Consegna del Leone Rabbinico al Presidente del Consiglio regionale del Veneto Dott. Roberto Ciambetti


da sin. G. Bortoli, Dott. M. Zanetti di Hausbrandt, G. De Luca direttore RAI Veneto, Rabb. Shalom Babout, Pres. del Consiglio regione Veneto R. Ciambetti e D. Federici



Articolo Pubblicato sul New York Times
10 marzo 2016

ecco la parte dove è citato il Maestro Giorgio Bortoli, segnata in rosso nell'articolo integrale:

"... Davide Federici, un giornalista locale, e lo scultore veneziano Giorgio Bortoli erano presenti, e il rabbino Bahbout, che è molto apprezzato dopo due anni nella comunità, sembrava del tutto a suo agio, come il discorso divagare intorno arte, politica, storia, cinema e cibo..."

 


500 anni di ebraico - Vita a Venezia
Un viaggio in uno dei più antichi ghetti ebraici del mondo,
dove quest'anno una lunga e ricca storia è commemorato.

Con DAVID LASKINMARCH 9, 2016

Anche se è ancora possibile vedere le rientranze delle pareti dove i cardini dei portali, una volta appese, il ghetto di Venezia non è stata una prigione dal Napoleone prese la città e buttato giù le porte nel 1797. Oggi, alcuna barriera o cartello marchi dove finisce Venezia e il suo ghetto di inizio. Si attraversa un canale su un ponte ad arco, anatra attraverso un sottoportego (un tunnel vicolo attraverso un edificio), scompare giù una presa d'aria nel tessuto urbano - vieni e andare proprio come ovunque nel labirinto di questa isola città.

Ma soffermarsi abbastanza a lungo nel Campo di Ghetto Nuovo, il generoso, sfilacciato, piazza alberi screziati che ancora questo angolo di Cannaregio (quiete quadrante nord-ovest della città) e vi sentirete il muro del passato chiusura. Mezzo millennio di storia non trasparire senza timbratura l'anima di un luogo.

Istituito con decreto del doge Leonardo Loredan il 29 marzo 1516, il ghetto di Venezia è stato uno dei primi luoghi in cui le persone sono state forzatamente segregati e sorvegliato a causa della differenza religiosa. Il termine stesso è nato qui; l'area era stata utilizzata come una fonderia ( "Geto" di Venezia dialettale) e nel corso del tempo i residenti poliglotte del quartiere corrotto la parola ghetto.

Ho viaggiato a La Serenissima nel mese di dicembre per vedere come la città stava preparando per l'anniversario della costituzione del ghetto. Una grande mostra chiamata "Venezia, gli ebrei e l'Europa: 1516-2016" (in mostra dal 19 giugno-13 Novembre) era stato previsto per il Palazzo Ducale, e durante l'ultima settimana di luglio, "Mercante di Venezia" di Shakespeare volontà in scena (in inglese) per la prima volta nei confini dove le sue scene più allucinanti si svolgono. Venezia essendo Venezia, ci saranno anche i partiti scintillanti, raccolta di fondi celebrità-riempita e serate di gala in maschera, a partire con le prestazioni solo su invito della Prima Sinfonia di Mahler alla Fenice teatro il 29 marzo.

Ma nel corso della mia visita, quello che sono diventato più curioso circa era lo stato d'animo della corrente comunità ebraica di 450 persone. Venezia è un incredibilmente bella fantasia tale, sembra sorprendente che la gente comune, gli ebrei tra i quali, in realtà ci vivono. Come, mi sono chiesto, hanno famiglie ebree profondamente radicati sentono sulla loro passato - e il futuro - in questa antica città vulnerabile?
La mia prima risposta è venuto dentro l'umile, santuario rettangolare del circa-1532 Scuola Canton, una delle cinque sinagoghe ancora in piedi nel ghetto. Le sinagoghe sono aperte al pubblico solo come parte di visite guidate offerte dal Museo Ebraico di Venezia, e quella mattina solo tre di noi (gli altri due americani ed io) avevano firmato per il tour 10:30 inglese. Eravamo in piedi con la nostra guida, Silvia Crepaldi, ammirando le colonne a spirale tronchi d'albero d'oro che sostengono l'arco sopra la bimah (podio), quando il soggetto del livello dei mari si avvicinò.

"La città sarà vuota prima di affondare", ha detto la signora Crepaldi mestamente. "Venezia si sta restringendo sotto i nostri occhi."

L'esodo urbana di Giudei e Gentili è andata avanti per un po 'di tempo, anche se il ritmo si è accelerato negli ultimi anni.

Quando il ghetto era al suo apice nel 17 ° secolo, 5.000 ebrei provenienti da Italia, Germania, Francia, Spagna e l'Impero Ottomano scavate piccole, feudi distinti, ognuno mantenendo la propria Sinagoga, tutti stipati in un acro e un quarto di vicoli e cortili. Confino era un peso, ma anche fornito l'occasione per lo scambio culturale senza precedenti nella diaspora. Come Jan Morris, un devoto di Venezia e una volta residente, scrive in "Il mondo di Venezia," la città è stato un "tesoro-box" pieno di "avorio, spezie, profumi, scimmie, ebano, indaco, schiavi, grandi galeoni , gli ebrei, i mosaici, brillanti cupole, rubini e tutte le bellissime materie prime d'Arabia, Cina e le Indie. "

mercanti e banchieri ebrei erano vitali per il flusso di questi prodotti, ma, come ha rifiutato di Venezia, la presenza ebraica diminuì. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Venezia ebraico era ridotto a 1.200 residenti. Oggi, con una popolazione totale della città si aggirano intorno a 58.000 (in calo da 150.000 prima della guerra), ci sono circa 450 ebrei veneziani a sinistra, solo una manciata di loro risiede nel ghetto.

"Così ora il ghetto è solo un guscio?" Mi sono chiesto ad alta voce la signora Crepaldi ci ha portato in tutto il campo, su un ponte, lungo una strada di negozi interessanti dall'aspetto, e in una più stretta, piazza Grimmer (il Campiello delle Scuole o "piazzetta delle sinagoghe"), affiancato da due scuole sefardita.

La risposta alla mia domanda è stato rivelato all'interno di uno di questi: il sontuoso Scuola Grande Spagnola (Grande Sinagoga Spagnola), forse l'opera di Baldassarre Longhena, famoso architetto di Santa Maria della Salute del 17 ° secolo. Dopo che avevamo guardato la nostra riempire il soffitto a cassettoni di forma ellittica e il frontone nero-colonne che incornicia l'arca del patto; dopo aver allungato il collo di intravedere la balaustra in legno di ciliegio e pannelli diamante tratteggiato che schermano il matroneo al piano superiore; dopo che i nostri occhi si erano immersi nel bagliore d'argento di candelabri e la luce soffusa di vetri di bottiglia di vetro cremisi-tenda, la signora Crepaldi ha indicato le targhe di ottone apposte i banchi. "Questi sono i nomi delle famiglie che pagano di affittare le proprie sezioni panchina," ci ha detto. "Queste famiglie pregano ancora qui. Questa sinagoga è usato in estate e in inverno si passa alla Scuola Levantina perché è riscaldato. La comunità ebraica veneziana può essere piccolo, ma è ancora forte. "

Calimani e Sullam - due dei cognomi incise su quelle placche - sono apparsi in lettere minuscole dal buzzer ho premuto alle 10 del mattino successivo. Riccardo Calimani, lo storico stimato dell'ebraismo italiano e autore di un libro sul Ghetto di Venezia, mi aveva dato indicazioni molto precise per la sua casa fuori dalla Strada Nuova (una rara arteria rettilinea fornito di negozi ristorazione di più per i residenti che turisti).

Che il signor Calimani aveva trascurato di dire nella sua e-mail è che vive in un palazzo: una luce-bedazzled, impennata soffitti, Art- e le suite del Rinascimento pieno di libri che si affaccia sul Canal Grande. Come mi ha introdotto nel suo studio principesco, l'ampio, urbano Sig Calimani mi ha colpito come una sorta di ultimi giorni doge ebraica.

"La famiglia di mio padre è arrivato a Venezia dal nord Italia nel 1508", ha detto, rallentando il suo italiano verso il basso per un tempo ho potuto seguire. "Il mio antenato Simone Calimani è stato autore di una morale Trattato [trattato morale], stampato nel 18 ° secolo, quando la pubblicazione ebraica era fiorente qui. Mio nonno era il cantore nella Scuola Levantina, anche se le nostre radici non sono levantina, ma italiano e tedesco. "La storia veneziana della famiglia Calimani, mi sono reso conto, coincide quasi esattamente con la storia del ghetto.

Il palazzo appartiene alla famiglia di sua moglie, la Sullams, ebrei spagnoli che si rifugiò a Venezia dopo l'espulsione dalla penisola iberica alla fine del 15 ° secolo. Sapevo che, dalla lettura Mr. Calimani "Il Ghetto di Venezia" (1988), che gli ebrei italiani e tedeschi, il primo e più povero di stabilirsi a Venezia, era stato consegnato alla vendita di stracci e l'esecuzione di banchi di pegno, mentre i grandi mercanti di Venezia sono stati eventuali ritardi dalla Spagna e il Levante.

Con profumi stuzzicanti che si diffondeva fuori dalla cucina a scomparsa e la luce vellutata dell'inverno brunitura migliaia di spine in pelle, ho potuto assaggiare praticamente la storia che aveva reso possibile questa stanza. Il palazzo può essere straordinaria, ma la convergenza di correnti cosmopoliti in casa Calimani / Sullam è tipicamente veneziano.
l'abbandono del ghetto delle loro famiglie è anche tipico. Non appena il ghetto fu abolito nel 1797, gli ebrei con mezzi fuggiti i caseggiati grattacieli - i più alti edifici con gli appartamenti più bassi soffitti di Venezia - per le parti più eleganti e spaziosi, della città. Ma il ghetto è rimasta l'ancora della veneziana dell'ebraismo. Dal viaggio in gondola è stato ritenuto ammissibile di sabato, l'osservatore non ha avuto problemi galleggiante di nuovo ogni settimana per pregare presso la Scuola di loro scelta.

Continua a leggere la storia principale
Oggi, gli ebrei di Venezia, anche se ancora una comunità orgogliosa (se disperse), sono invisibili. (Il chassidim vestito di nero che si vede in campo non sono veneziano, ma seguaci del movimento Chabad-Lubavitch che hanno reinsediato qui da altre parti d'Europa e negli Stati Uniti.) Mr. Calimani, come ogni Ebreo locale ho parlato, ha detto si muove unremarked dentro e fuori di ambienti ebraici. "Il ghetto di Venezia," mi ha detto, "era sempre più aperto alla città rispetto al ghetto di Roma, che è stato afflitto da mania di conversione della chiesa."

La dispersione della comunità ha avuto l'inaspettato vantaggio di mandarmi in quartieri sconosciuti nel perseguimento di interviste. Ero stato a Venezia due volte prima, ma lungi dal crescere abituato alla sua splendida estraneità, l'ho trovato infinitamente affascinante solo per infilare il labirinto, e inevitabilmente si perde in esso, il mio modo di appuntamenti.

Il Airbnb mia moglie, figlia e ho affittato appena fuori Campo SS. Giovanni e Paolo - nel cuore di Castello, un quarto ancora quasi-autentico delle famiglie che lavorano, le scuole, i bar di quartiere e l'ospedale comunale - è forse mezzo miglio in linea d'aria dal piatto di Donatella Calabi, un professore di storia urbana che curato la mostra "Venezia, gli ebrei e l'Europa: 1516 a 2016." Ma anche se la signora Calabi mi aveva mandato una mappa con le frecce che indicano il modo in cui, ancora richiesto parecchie incursioni attraverso il vicino Campo Santa Maria Formosa, prima mi ha colpito solo su destra "calle" (strada in dialetto veneto).

Non importa; che mi ha dato più angoli da cui ammirare questa piazza urbana perfetto con una chiesa imbiancata austera in aumento al centro e un perimetro di palazzi magnificamente fatiscenti ora occupata da ristoranti, alberghi, banche e la deliziosa 16 ° secolo casa-museo della Fondazione Querini Stampalia.

Come ci siamo seduti dalle finestre del suo appartamento all'ultimo piano a guardare la cupola di San Marco andare grigia contro il crepuscolo dicembre la signora Calabi ha parlato con l'animazione della venuta mostra al Palazzo Ducale. "Il ghetto ha fornito un'occasione incredibile per lo scambio culturale", ha detto, "e la mostra si concentrerà su quello scambio all'interno del ghetto di sé, tra il ghetto e la città, e con il resto d'Europa." Opere compreso di Carpaccio "Predica di Santo Stefano "(omelia di S. Stefano) in prestito dal Louvre, ricostruzioni virtuali del ghetto in vari periodi, e libri sacri si evocare la ricca complessità di questo scambio.

La signora Calabi è diventato più cupo quando la conversazione si rivolse al presente. "Studioso rinascimentale Francesco Sansovino ha scritto che per gli ebrei, Venezia era 'Quasi una vera terra di Promissione' - praticamente una vera e propria terra promessa", ha detto. "Ma oggi ebraica di Venezia è una piccola comunità all'interno di una piccola città. Il 500 ° anniversario è un'occasione da non celebrare - non si dispone di un festival per un ghetto - ma per ricordare. Un tratto ininterrotta di 500 anni di storia non si ripeta presto ".

Ho sentito sentimenti simili espresse nel corso della settimana in una riunione ricco di un gruppo di discussione informale che si riunisce a intervalli di prendere in considerazione le questioni attinenti alla veneziana ebraismo. I membri erano riuniti la notte in una bella casetta su un canale a Cannaregio vicino alla Chiesa Gesuiti, una pila barocco che presiede un quarto, una volta abitato da artigiani e artisti (Tiziano e Tintoretto tra di loro). Il mio italiano, anche se non proprio fino al rapido flusso di idee, è stato abbastanza buono per registrare la passione e l'erudizione che questi 30 o giù di lì gli uomini e le donne hanno portato ad una discussione della loro comunità profondamente radicata.

Amos Luzzatto, un veneziano ebraica intellettuale e il passato presidente stimato della Comunità Ebraica di Venezia, era presente, e abbiamo chiacchierato per qualche minuto sul piccolo cimitero ebraico del Lido, la "beit midrash" (sala di studio) che prende il nome la sua famiglia, che è ancora in uso nel ghetto, e il libro dal suo famoso antenato rabbino Simchah Luzzatto che avevo individuato nel Museo ebraico.

Non ho avuto la possibilità di chiedere al signor Luzzatto come si sentiva sullo stato del ghetto di oggi, ma come ho preso il mio viaggio di ritorno a SS. Giovanni e Paolo attraverso vicoli che echeggiano deserte e più filamenti neri d'acqua, ho pensato a un commento che aveva fatto in una recente intervista pubblicata su YouTube: "Il ghetto oggi appartiene alla città di Venezia - non appartiene agli ebrei. Il ghetto è diventato parte del panorama di Venezia. "

Il panorama è stato il suo più incantevole il giorno ho incontrato il rabbino capo di Venezia, Scialom Bahbout, per il pranzo in campo. Forse era il bagliore di un altro giorno di dicembre trasparente o l'adrenalina delle vacanze (Hanukkah stava per finire, Natale ancora una settimana di distanza), ma il campo, che aveva colpito me come piuttosto abbandonato nei viaggi precedenti, ora sembrava un palcoscenico in attesa per un gioco. (In realtà, la produzione di questa estate di "Il Mercante di Venezia" sarà in scena proprio qui, fa notare Shaul Bassi, docente presso l'Università di Venezia, che sta guidando la produzione.)

Le madri hanno spinto passeggini dentro e fuori di ombre proiettate dalle ghetto bilico "grattacieli". Booted e scarfed veneziani cliccato loro tacchi attraverso un ponte e scomparve nel trattorie invitanti che fiancheggiano la fondamenta (banca) del canale Rio della Misericordia. Un piccolo capannello di turisti aleggiava per l'ingresso al Museo Ebraico, un affascinante labirinto di camere con ripieno di oggetti preziosi e libri (e in programma per un importante restyling nel corso di quest'anno sotto l'egida di Venetian Heritage, un'organizzazione internazionale dedicata a preservare la città ricchezze culturali). Ho avuto appena il tempo prima di pranzo di anatra in un vicolo e sfogliare le eleganti pezzi Judaica in vetro e oro ad Arte Ebraica Shalom.

L'unica nota stonata è stata la cabina di polizia di fortuna in fondo del campo. Anche se non ci sono stati attacchi di qui, la cabina è aperta tutto il giorno dalla polizia italiana, raramente visto altrove a Venezia, e la comunità ebraica ha portato nella sua guardia privata di sicurezza di Israele. La giustapposizione della polizia armata e le due memoriali dell'Olocausto (una serie di rilievi in ??bronzo su entrambi i lati della casa di riposo ebraica che racchiude un lato del campo) è apt. Durante l'occupazione nazista, circa 250 ebrei veneziani, tra cui la sua amata rabbino capo Adolfo Ottolenghi, sono stati sequestrati dal ghetto e in altre parti della città e mandati ad Auschwitz e un campo di concentramento Trieste. Otto restituiti.

La conversazione ha toccato solo brevemente sulla Shoah nel corso della mia piacevole pranzo con il rabbino a Ghimel Garden, il ristorante kosher popolare che ha aperto di recente accanto alla casa di riposo. Davide Federici, un giornalista locale, e lo scultore veneziano Giorgio Bortoli erano presenti, e il rabbino Bahbout, che è molto apprezzato dopo due anni nella comunità, sembrava del tutto a suo agio, come il discorso divagare intorno arte, politica, storia, cinema e cibo .

"Sapevate sarde in saor" - sardine in agrodolce, un antipasto di inverno onnipresente a Venezia - "è tipicamente ebraica?" Il rabbino ha chiesto come il primo turno di piastre apparve accanto i nostri bicchieri di prosecco. Ero consapevole dell'influenza delle antiche ricette ebraiche cucina romana, ma non è mai venuto in mente ci fosse qualcosa di ebraico per il cibo di Venezia, dove crostacei (non kosher) dati in tanti piatti. Mi piacerebbe anche mai visto un rabbino ortodosso sorseggiando prosecco.

Con il tempo la pasta è arrivato, la conversazione si era trasferita a Project sogno del rabbino: una università ebraica di Venezia. "La sfida oggi è quella di sostenere la vivacità della nostra cultura e portarla verso il futuro. ? Quale modo migliore che con un'università ebraica internazionale "A Venezia oggi, la conservazione tende a dominare altre preoccupazioni -". Ma che cosa abbiamo veramente bisogno è di costruire i prossimi 500 anni "

moglie di origine americana del rabbino, Lenore Rosenberg Bahbout, uniti a noi per pinza, una confezione parsimonioso di pane raffermo e spezie. Stavamo ridacchiando su tutte le celebrità (Barbra Streisand, Donna Karan, Diane von Furstenberg, Barry Diller) i quali Toto Bergamo Rossi, l'affascinante direttore di Venetian Heritage, aveva sfruttato per finanziare il progetto di restauro del ghetto. "E 'meraviglioso", ha detto la signora Bahbout. "Ma sarebbe ancora più bello se questo denaro potrebbe essere utilizzato per ripristinare l'anima del ghetto."

Contemplavo l'anima che Sabato mattina, il mio ultimo a Venezia, presso il servizio di Shabbat nella Scuola Levantina. L'elevata, santuario fioca era di circa un quarto, forse 40 uomini sparsi per i banchi che correvano la lunghezza della stanza tra il bimah massicciamente intagliato e l'arca rosso-tende del patto, con 15 o giù di lì le donne peering giù a noi da la galleria al piano superiore.

Ero stato a Venezia meno di una settimana, ma già ho riconosciuto i volti - Paolo Gnignati, l'attuale presidente della comunità ebraica; Elly, la guardia di sicurezza israeliana reggette che avevano messo in guardia "No cellulari - sono ortodossi!" Prima di avermi permesso di entrare nella sinagoga; e, naturalmente, il rabbino Bahbout, distinto ed elegante nei suoi fedora mentre cantava la liturgia sefardita.

Ogni veneziano ho parlato, Ebreo e Gentile allo stesso modo, avevano espresso profondo pessimismo circa il futuro della città. Ma, come mi sono seduto in questo spazio sacro nella silenziosa, città Carless, ascoltando le preghiere ebraiche e mormorio italiana, mi sono sentito rassicurato, non scoraggiato, dal titolo di tempo. Dal momento che il ghetto è stato stabilito in primo luogo, dogi, principi mercanti, Shylock, Napoleone, gli austriaci, i nazisti sono andati e venuti (e nel caso di Shylock, torneranno presto). Attraverso quel mezzo millennio di storia, gli ebrei hanno raccolto nelle mattine di sabato come questo alla cuspide serena dell'inverno per pregare e pettegolezzi nel ghetto di Venezia.

SE VAI

Il sito web della Comunità Ebraica di Venezia, veniceghetto500.org/?lang=en, ha le ultime informazioni sugli eventi in programma per l'anno anniversario. Il Venetian Heritage Consiglio, vh-council.org, è responsabile della venuta restauro del Museo ebraico e le sinagoghe del ghetto.

"Venezia, gli ebrei e l'Europa: 1516-2016" sarà in mostra a Palazzo Ducale (veniceghetto500.org/la-mostra/?lang=en, Piazza San Marco) dal 19 giugno al 13 novembre I biglietti sono 19 euro (circa $ 20) e può essere acquistato on-line.

"Il mercante di Venezia" sarà eseguito all'aperto in Campo di Ghetto Nuovo, il 26 luglio, 27, 28, 29, e 31, con una data di pioggia su agosto 1. La produzione, in lingua inglese, che viene messo in scena attraverso una partnership tra compagnia de 'compagnia teatrale Colombari (colombari.org/#!home/c1pbl) e Università Ca'Foscari di Venezia. Per biglietti e ulteriori informazioni, vedere themerchantinvenice.org.

Il Museo Ebraico di Venezia è aperta 10:00-05:30 01-31 ottobre maggio e fino 19:00 dal 1 giugno al 30 settembre visite guidate oraria delle sinagoghe (in inglese e italiano) iniziano alle 10:30 (ingresso al museo è di € 4; museo e visita sinagoga è di € 10). Il museo offre anche visite del cimitero ebraico del Lido, con prenotazione anticipata. Chiuso il sabato e festività ebraiche. Per ulteriori informazioni, museoebraico.it/english/museo.html.

Il Kosher nel sito web di Venezia, kosherinvenice.com, elenca ristoranti kosher, alberghi e negozi di alimentari nel ghetto, tra cui Ristorante Ghimel Garden, la recente apertura pensione Giardino dei Melograni, e Panificio Volpe Giovanni, una panetteria e generi alimentari.
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500 Years of Jewish - Life in Venice
A journey into one of the world’s oldest Jewish ghettos,
where this year a long, rich history is commemorated.

By DAVID LASKINMARCH 9, 2016

Though you can still see the recesses in the walls where the hinges of the portals once hung, the Venice ghetto has not been a prison since Napoleon seized the city and tore down the gates in 1797. Today, no barrier or signpost marks where Venice ends and its ghetto begins. Cross a canal on an arched bridge, duck through a sottoportego (an alley tunneling through a building), disappear down a vent in the urban fabric — you come and go just like everywhere else in the maze of this island city.

But linger long enough in the Campo di Ghetto Nuovo, the generous, frayed, tree-flecked plaza that anchors this corner of Cannaregio (the quiet northwest quadrant of the city) and you’ll feel the wall of the past closing in. Half a millennium of history does not transpire without stamping the soul of a place.

Established by decree of Doge Leonardo Loredan on March 29, 1516, the Venice ghetto was one of the first places where people were forcibly segregated and surveilled because of religious difference. The term itself originated here; the area had been used as a foundry (“geto” in Venice dialect) and over time the neighborhood’s polyglot residents corrupted the word to ghetto.

I traveled to La Serenissima in December to see how the city was gearing up for the anniversary of the establishment of the ghetto. A major exhibition called “Venice, the Jews and Europe: 1516 to 2016” (on view from June 19 to Nov. 13) was being planned for the Ducal Palace, and during the last week of July, Shakespeare’s “Merchant of Venice” will be staged (in English) for the first time in the confines where its most hallucinatory scenes take place. Venice being Venice, there will also be glittering parties, celebrity-filled fund-raisers and fancy dress galas, starting with the invitation-only performance of Mahler’s First Symphony at La Fenice opera house on March 29.

But in the course of my visit, what I became most curious about was the mood of the current Jewish community of 450 people. Venice is such an impossibly beautiful fantasy, it seems astonishing that ordinary people, Jews among them, actually live there. How, I wondered, did deep-rooted Jewish families feel about their past — and future — in this ancient, vulnerable city?
My first answer came inside the humble, rectangular sanctuary of the circa-1532 Scuola Canton, one of five synagogues still standing in the ghetto. The synagogues are open to the public only as part of guided tours offered by the Jewish Museum of Venice, and that morning just three of us (two other Americans and I) had signed up for the 10:30 tour in English. We were standing with our guide, Silvia Crepaldi, admiring the golden spiraling tree-trunk columns that support the arch over the bimah (podium), when the subject of rising sea levels came up.

“The city will be empty before it sinks,” Ms. Crepaldi said ruefully. “Venice is shrinking before our eyes.”

The urban exodus of both Jews and gentiles has been going on for some time, though the pace has accelerated in recent years.

When the ghetto was at its height in the 17th century, 5,000 Jews from Italy, Germany, France, Spain and the Ottoman Empire carved out tiny, distinct fiefs, each maintaining its own synagogue, all of them crammed into an acre and a quarter of alleys and courtyards. Confinement was a burden, but it also provided an opportunity for cultural exchange unparalleled in the diaspora. As Jan Morris, a Venice devotee and one-time resident, writes in “The World of Venice,” the city was a “treasure-box” full of “ivory, spices, scents, apes, ebony, indigo, slaves, great galleons, Jews, mosaics, shining domes, rubies, and all the gorgeous commodities of Arabia, China and the Indies.”

Jewish merchants and bankers were vital to the flow of these commodities, but as Venice declined, the Jewish presence dwindled. By the outbreak of the Second World War, Jewish Venice had shrunk to 1,200 residents. Today, with the city’s total population hovering around 58,000 (down from 150,000 before the war), there are about 450 Venetian Jews left, only a handful of them residing in the ghetto.

“So now the ghetto is just a shell?” I wondered aloud as Ms. Crepaldi led us across the campo, over a bridge, down a street of intriguing-looking shops, and into a tighter, grimmer square (the Campiello delle Scuole or “little square of the synagogues”), flanked by the two Sephardic scuole.

The answer to my question was revealed inside one of these: the sumptuous Scuola Grande Spagnola (Great Spanish Synagogue), possibly the work of Baldassare Longhena, the renowned 17th-century architect of Santa Maria della Salute. After we had gazed our fill at the elliptical coffered ceiling and the black-columned pediment that frames the ark of the covenant; after we had craned our necks to glimpse the cherry wood balustrade and diamond-hatched panels that screen the upstairs women’s gallery; after our eyes had bathed in the silver gleam of candelabra and the soft glow of crimson-curtained bottle-glass window panes, Ms. Crepaldi pointed to the brass plaques affixed to the pews. “These are the names of families who pay to rent their own bench sections,” she told us. “These families still pray here. This synagogue is used in summer, and in winter they switch to the Scuola Levantina because it’s heated. The Venetian Jewish community may be small, but it’s still strong.”

Calimani and Sullam — two of the surnames inscribed on those plaques — appeared in tiny letters by the buzzer I pressed at 10 o’clock the next morning. Riccardo Calimani, the esteemed historian of Italian Jewry and the author of a book about the Venetian ghetto, had given me very precise directions to his home off the Strada Nuova (a rare rectilinear thoroughfare stocked with shops catering more to residents than tourists).

What Mr. Calimani had neglected to say in his email is that he lives in a palace: a light-bedazzled, soaring-ceilinged, art- and book-lined Renaissance suite overlooking the Grand Canal. As he ushered me into his princely study, the ample, urbane Mr. Calimani struck me as a kind of latter-day Jewish doge.

“My father’s family arrived in Venice from the north of Italy in 1508,” he said, slowing his Italian down to a tempo I could follow. “My ancestor Simone Calimani was the author of a trattato morale [moral treatise], printed in the 18th century when Jewish publishing was flourishing here. My grandfather was the cantor in the Scuola Levantina, even though our roots are not Levantine but Italian and German.” The Venetian history of the Calimani family, I realized, coincides almost exactly with the history of the ghetto.

The palace belongs to his wife’s family, the Sullams, Spanish Jews who took refuge in Venice after the expulsion from the Iberian Peninsula at the end of the 15th century. I knew, from reading Mr. Calimani’s “The Ghetto of Venice” (1988), that Italian and German Jews, the first and poorest to settle in Venice, had been consigned to selling rags and running pawnshops, while the great merchants of Venice were later arrivals from Spain and the Levant.

With tantalizing fragrances wafting out of the hidden kitchen and the velvety light of winter burnishing thousands of leather spines, I could practically taste the history that had made this room possible. The palace may be extraordinary, but the convergence of cosmopolitan currents in the Calimani/Sullam household is quintessentially Venetian.
Their families’ abandonment of the ghetto is also typical. As soon as the ghetto was abolished in 1797, Jews with means fled the high-rise tenements — the tallest buildings with the lowest-ceilinged apartments in Venice — for more elegant, and spacious, parts of the city. But the ghetto remained the anchor of Venetian Jewry. Since travel by gondola was deemed permissible on the Sabbath, the observant had no trouble floating back each week to pray at the scuola of their choice.

Continue reading the main story
Today, the Jews of Venice, though still a proud (if dispersed) community, are invisible. (The black-garbed Hasids you see in the campo are not Venetian but followers of the Chabad-Lubavitch movement who have resettled here from other parts of Europe and the United States.) Mr. Calimani, like every local Jew I spoke to, said he moves unremarked in and out of Jewish circles. “The Venice ghetto,” he told me, “was always more open to the city than the Roman ghetto, which was beset by the conversion mania of the church.”

The dispersal of the community had the unexpected benefit of sending me into unfamiliar neighborhoods in pursuit of interviews. I had been in Venice twice before, but far from growing accustomed to its gorgeous strangeness, I found it endlessly fascinating just to thread the maze, and inevitably get lost in it, on my way to appointments.

The Airbnb my wife, daughter and I rented just off Campo SS. Giovanni e Paolo — the heart of Castello, a still quasi-authentic quarter of working families, schools, neighborhood bars and the municipal hospital — is perhaps half a mile as the crow flies from the flat of Donatella Calabi, a professor of urban history who curated the exhibition “Venice, the Jews and Europe: 1516 to 2016.” But even though Ms. Calabi had emailed me a map with arrows pointing the way, it still required several forays across the nearby Campo Santa Maria Formosa before I hit on just the right “calle” (street in the Venetian dialect).

No matter; it just gave me more angles from which to admire this perfect urban plaza with an austere whitewashed church rising in the center and a perimeter of magnificently crumbling palaces now occupied by restaurants, hotels, banks and the delightful 16th-century house-museum of the Fondazione Querini Stampalia.

As we sat by the windows of her top-floor apartment watching the dome of San Marco go gray against the December dusk, Ms. Calabi spoke with animation of the coming exhibition at the Ducal Palace. “The ghetto provided an incredible occasion for cultural exchange” she said, “and the exhibit will focus on that exchange within the ghetto itself, between the ghetto and the city, and with the rest of Europe.” Artworks including Carpaccio’s “Predica di Santo Stefano” (St. Stephen’s sermon) on loan from the Louvre, virtual reconstructions of the ghetto in various periods, and sacred books will conjure up the rich complexity of this exchange.

Ms. Calabi became more somber when the conversation turned to the present. “Renaissance scholar Francesco Sansovino wrote that for the Jews, Venice was ‘quasi una vera terra di promissione’ — practically a true promised land,” she said. “But today Jewish Venice is a small community within a small city. The 500th anniversary is an occasion not to celebrate — you don’t have a festival for a ghetto — but to commemorate. An unbroken stretch of 500 years of history will not happen again soon.”

I heard similar sentiments voiced later in the week at a packed meeting of an informal discussion group that gathers at intervals to consider issues pertinent to Venetian Jewry. The members had assembled that night in a pretty little house on a canal in Cannaregio near the Gesuiti Church, a Baroque pile that presides over a quarter once inhabited by artisans and artists (Titian and Tintoretto among them). My Italian, though not quite up to the rapid flow of ideas, was good enough to register the passion and erudition that these 30 or so men and women brought to a discussion of their deeply rooted community.

Amos Luzzatto, an esteemed Venetian-Jewish intellectual and the past president of the Jewish Community of Venice, was present, and we chatted for a few minutes about the small Jewish cemetery on the Lido, the “beit midrash” (study room) named for his family that is still in use in the ghetto, and the book by his renowned ancestor Rabbi Simchah Luzzatto that I had spotted in the Jewish Museum.

I didn’t have a chance to ask Mr. Luzzatto how he felt about the state of the ghetto today, but as I picked my way back to SS. Giovanni e Paolo through deserted echoing alleys and over black filaments of water, I thought of a comment he had made in a recent interview posted on YouTube: “The ghetto today belongs to the city of Venice — it does not belong to the Jews. The ghetto has become part of the panorama of Venice.”

The panorama was its most ravishing the day I met Venice’s head rabbi, Scialom Bahbout, for lunch in the campo. Maybe it was the dazzle of another clear December day or the adrenaline of the holidays (Hanukkah was ending, Christmas still a week away), but the campo, which had struck me as rather forlorn on prior trips, now looked like a stage set waiting for a play. (In fact, this summer’s production of “The Merchant of Venice” will be staged right here, notes Shaul Bassi, a professor at the University of Venice who is spearheading the production.)

Mothers pushed strollers in and out of shadows cast by the teetering ghetto “skyscrapers.” Booted and scarfed Venetians clicked their heels across a bridge and disappeared into the inviting trattorias that line the fondamenta (bank) of the Rio della Misericordia canal. A small knot of tourists hovered by the entrance to the Jewish Museum, a charming warren of rooms stuffed with precious objects and books (and slated for a major makeover later this year under the aegis of Venetian Heritage, an international organization dedicated to preserving the city’s cultural riches). I had just enough time before lunch to duck down an alley and browse the elegant Judaica pieces in glass and gold at Arte Ebraica Shalom.

The one jarring note was the makeshift police booth at the far end of the campo. Though there have been no attacks here, the booth is staffed around the clock by Italian police, rarely seen elsewhere in Venice, and the Jewish community has brought in its own private Israeli security guard. The juxtaposition of the armed police and the two Holocaust memorials (a series of bronze reliefs on either side of the Jewish old-age home that encloses one side of the campo) is apt. During the Nazi occupation, some 250 Venetian Jews, including its beloved chief rabbi Adolfo Ottolenghi, were seized from the ghetto and elsewhere in the city and sent to Auschwitz and a Trieste concentration camp. Eight returned.

The conversation touched only briefly on the Holocaust in the course of my leisurely lunch with the rabbi at Ghimel Garden, the popular kosher restaurant that opened recently beside the old-age home. Davide Federici, a local journalist, and the Venetian sculptor Giorgio Bortoli were present, and Rabbi Bahbout, who is highly regarded after two years in the community, seemed entirely in his element as the talk rambled around art, politics, history, cinema and food.

“Did you know sarde in saor” — sweet and sour sardines, a ubiquitous winter appetizer in Venice — “is typically Jewish?” the rabbi asked as the first round of plates appeared beside our glasses of prosecco. I was aware of the influence of ancient Jewish recipes on Roman cuisine, but it never occurred to me there was anything Jewish about the food of Venice, where shellfish (not kosher) figures in so many dishes. I’d also never seen an Orthodox rabbi sipping prosecco.

By the time the pasta arrived, the conversation had moved on to the rabbi’s dream project: a Jewish university in Venice. “The challenge today is to sustain the vivacity of our culture and carry it into the future. What better way than with an international Jewish university?” In Venice today, conservation tends to dominate other concerns — “but what we really need is to construct the next 500 years.”

The rabbi’s American-born wife, Lenore Rosenberg Bahbout, joined us for pinza, a thrifty confection of stale bread and spice. We were chuckling about all the celebrities (Barbra Streisand, Donna Karan, Diane von Furstenberg, Barry Diller) whom Toto Bergamo Rossi, the charming director of Venetian Heritage, had tapped to fund the ghetto restoration project. “It’s wonderful,” said Mrs. Bahbout. “But it would be even more wonderful if this money could be used to restore the soul of the ghetto.”

I contemplated the soul that Saturday morning, my last in Venice, at the Shabbat service in the Scuola Levantina. The high, dim sanctuary was about a quarter full, perhaps 40 men scattered around the benches that ran the length of the room between the massively carved bimah and the red-curtained ark of the covenant, with 15 or so women peering down at us from the upstairs gallery.

I’d been in Venice less than a week, but already I recognized faces — Paolo Gnignati, the current president of the Jewish community; Elly, the strapping Israeli security guard who had warned “no cellphones — they’re Orthodox!” before letting me enter the synagogue; and of course Rabbi Bahbout, distinguished and elegant in his fedora as he chanted the Sephardic liturgy.

Every Venetian I spoke to, Jew and gentile alike, had expressed deep pessimism about the city’s future. But as I sat in this sacred space in the hushed, carless city, listening to the Hebrew prayers and Italian murmur, I felt reassured, not discouraged, by the evidence of time. Since the ghetto was first established, doges, merchant princes, Shylock, Napoleon, the Austrians, the Nazis have come and gone (and in Shylock’s case, will soon return). Through that half-millennium of history, Jews have gathered on Sabbath mornings like this one at the serene cusp of winter to pray and gossip in the Venice ghetto.

IF YOU GO

The website of the Jewish Community of Venice, veniceghetto500.org/?lang=en, has the latest information about events planned for the anniversary year. The Venetian Heritage Council, vh-council.org, is in charge of the coming restoration of the Jewish Museum and the ghetto synagogues.

“Venice, the Jews and Europe: 1516 to 2016” will be on view at the Ducal Palace (veniceghetto500.org/la-mostra/?lang=en, Piazza San Marco) from June 19 to Nov. 13. Tickets are 19 euros (about $20) and can be purchased online.

“The Merchant of Venice” will be performed outdoors in the Campo di Ghetto Nuovo on July 26, 27, 28, 29, and 31, with a rain date on Aug. 1. The production, in English, is being staged through a partnership between Compagnia de’ Colombari theater company (colombari.org/#!home/c1pbl) and Ca’Foscari University of Venice. For tickets and further information, see themerchantinvenice.org.

The Jewish Museum of Venice is open from 10 a.m. to 5:30 p.m. Oct. 1 to May 31 and until 7 p.m. from June 1 to Sept. 30. Hourly guided tours of the synagogues (in Italian and English) start at 10:30 ( museum admission is €4; museum and synagogue tour is €10). The museum also offers tours of the Jewish cemetery on the Lido, with advance booking. Closed Saturdays and Jewish holidays. For more information, museoebraico.it/english/museo.html.

The Kosher in Venice website, kosherinvenice.com, lists kosher restaurants, hotels and food shops in the ghetto, including Ristorante Ghimel Garden, the recently opened Giardino dei Melograni guesthouse, and Panificio Volpe Giovanni, a bakery and grocery.

2013


Il maestro Giorgio Bortoli con il Monsignor Francesco Moraglia


Il Leone in Moeca , realizzato da Giorgio Bortoli, offerto in dono al Mons. Moreglia

Venezia, primi giorni di ottobre 2013

Una rappresentanza dell'Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria (ANPPE) ha incontrato il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia.
Al Mons. Moraglia è stata regalata una scultura realizzata dal maestro Giorgio Bortoli, un "Leone in moeca" con croce, simbolo di pace.

 


L'articolo dell'evento, pubblicato sulla rivista dell'ANPPE, n. 9, mese di settembre/ottobre 2013


L'articolo apparso su Il Gazzettino del 18 ottobre 2013

2013


Copertina della locandina della mostra personale del maestro Bortoli intitolata "Le Chimere di Pace" presso l'Hotel de la Poste a Cortina d'Ampezzo (BL) - Dolomiti

 

Inaugurata la mostra personale di Giorgio Bortoli

"Le Chimere di Pace"

presso l'Hotel de la Poste a Cortina d'Ampezzo (BL), nel cuore delle Dolomiti

periodo da Agosto a settembre 2013

2013




La Nuova - Domenica 2 giugno 2013


Il Gazzettino - Martedì 9 luglio 2013

 

La Performance dell'Artista Giorgio Bortoli

Con un Leone Marciano Alato,
sbarca davanti ai giardini durante l'inaugurazione
della Biennale Arti Visive di Venezia

2012

 

Caldiero, Via Fermi (VR)

Installata la statua in memoria di
Frate Ildefonso Corrà,

scultura in bronzo, altezza cm 170, peso Kg 200

 

L'Arena - sabato 22 dicembre 2012

CALDIERO. Via vai di persone in via Fermi
Padre Ildefonso richiama i fedeli alla sua statua
Soddisfazione per la famiglia e per l'autore dell'opera in bronzo

È stata posta da poco in via Fermi a Caldiero e già sono numerose le persone che hanno fatto visita, offermandosi in preghiera, alla statua bronzea che raffigura padre Ildefonso Corrà, l'angelo dei Balcani.
A forgiare questi due quintali di bronzo è stato il maestro veneziano Giorgio Borboli, artista noto alivello internazionale anche per aver realizzato un busto in bronzo di Maria Callas a Monaco di Baviera.
"Avevo poche foto di padre Ilde per realizzare l'opera", spiega Bortoli, "ma lo ricordo quando era Venezia nel convento di San Francesco della Vigna di certo è stato lui dall'alto a darmi lìspirazione". È soddisfatto l'artista sopratutto del fatto che la gente che ha conosciuto padre Corrà davanti alla statua del frate Zingaro dica "L'è proprio lu'". Intatti Borboli lo ha ritrattato com'era con il saio un posgualcito, lo sguardo penetrante e quel dito ammonitore che ha una sua ragion d'esserg come spiega Umberto Corrò fratello di padre Ildefonso: "È li a indicare la via giusta, a esortare a riflettere sul proprio operato, a ricordare a chi vive nell'agio che lui ha visto con i suoi occhi dove c'è il bisogno".
"Ho unaf oto in cui pure mia madre ha l'indice alzato", racconta Umberto "ricordo che, durante un diverbio le dissi che di me, che da Caldiero ero stato mandato a Malcesine, non importava a nessuno. Lei mi prese la mano e mi chiese quale delle cinque dita sarei stato disposto a farmi tagliare. Attonito risposi nessuna e lei replico: E tu pensi che io mi sarei privata di uno dei miei figli se non fosse stato per il suo bene? Ho trasmesso a Bortoli tutti questi aspetti", conclude Umberto, "Affinchè potesse trovare la giusta espressione della figura". Ad attestare che il maestro veneziano ci sia riuscito sono le persone che davanti alla statua sussurrano: "Sembra che ci veda e ci parli come faceva un tempo". M.R.

2012


Il Sommo Pontefice mentre ammira la scultura ricevuta in omaggio

 

ROMA 7 novembre 2012

Omaggio al Sommo Pontefice
S.S. BENEDETTO XVI

Donata al Sommo Pontefice, S.S. Benedetto XVI, da parte dell'Associazione Nazionale di Polizia Penitenziaria, una scultura realizzata dal maestro Giorgio Bortoli raffigurante una Madonna Nicopeja (scultura in bronzo cm 33 x 22).

L'associazione intende così esprimere il più sentito ringraziamento per l'omaggio di cui si è fatto dono a S.S. Benedetto XVI, in occasione dell'Udienza in Piazza San Pietro il 7 novembre 2012.

La Statuetta, che sarà custodita negli Archvi del Vaticano, rimarrà quale espressione storicamente tangibile dell'A.N.Pe., nei confronti del Santo Padre.

 



IL GAZZETTINO - Giovedì 3 gennaio 2013
Un'opera d'arte per il Papa

(T.B.) Una scultura con la croce in bronzo, che riproduce la Madonna Nicopeja della Basilica di San Marco, è stata donata al Papa dall'Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria, per iniziativa del prsidente di Venezia, Vitantonio Petrelli.
La pregevole opera, dello scultore veneziano Giorgio Bortoli, è stata consegnata personalmente a Benedetto XVI dal vice capo dell'Associazione penitenziaria, Simonetta Matone.
L'opera è contraddistinta dall'insegna araldica della sezione di Venezia dell'Associazione.

 


L'artista Giorgio Bortoli mentre illustra al Santo Padre le caratteristiche dell'opera.


Particolare della Madonna Nicopeja con crocefisso - bronzo cm 33x22

Lettera di ringraziamento della Segreteria dello Stato Vaticano all'Artista Giorgio Bortoli per la realizzazione dell'opera "Madonna Nicopeja"


Lettera di ringraziamento dell'A.N.Pe. all'Artista Giorgio Bortoli per la realizzazione dell'opera "Madonna Nicopeja"


Lettera di ringraziamento da parte della Curia Patriarcale di Venezia all'Artista Giorgio Bortoli

2012



18 giugno 2012 - Lo scultore Giorgio Bortoli consegna la scultura sulla rinascita della Fenice al Prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia.

La rinascita della Fenice e del Campanile

Un opera dello scultore veneziano Giorgio Bortoli è stata donata,

dall'Associazione Polizia Penitenziaria,

al Prefetto di Venezia

18 giugno 2012



18 giugno 2012 - La scultora reralizzata dal Maestro Giorgio Bortoli, donata al Prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia.



La Nuova Venezia - sabato 30 giugno 2012
OPERA DI GIORGIO BORTOLI DONATA DALL'ASSOCIAZIONE POLIZIA PENITENZIARIA
Al prefetto una scultura sulla rinascita di Fenice e Campanile

Nei giorni scorsi, una delegazione dell'associazione nazionale
Polizia penitenziaria, sezione di Venezia con il presidente provinciale Vitantonio Petrelli, il segretario Stefano Rubini e lo scultore Giorgio Bortoli - è stata ricevuta dal prefetto Domenico Cuttaia. Occasione dell'incontro, la consegna dei documenti con i quali si certifica I'autenticità della scultura consegnata al prefetto dal procuatore capo della Repubblica, Luigi Delpino, durante la manifestazione "Per non dimenticare", organizzata dall'Anppe veneziana il 28 aprile.
La scultura di Giorgio Bortoli rappresenta la prima pagina dell'edizione speciale dedicata all'incendio della Fenice del 1996, incastonata in una Fenice in bronzo composta dall'artista insieme a un frammento di legno bruciato del Teatro.
Alla base dell'opera - in occasione del centenario della ricostruziome - I'artista ha fissato un pezzo di mattone dello storico campanile di San Marco, crollato nel 19O2, recuperato insieme ad altri pezzi dallo stesso scultore, durante alcune sue immersioni in Adriatico, dove i mattoni irrecuperabili
vennero affondati.
Il prefetto Cuttaia ha ringraziato l'associazione per le manifestazioni organizzate e "in particolare per le conferenze organizzate per far apprendere la legalità ai giovani nei vari istituti scolastici della città e dell'entroterra veneziano", incitando I'associazione Polizia penitenziaria a continuare nell'azione di informazione civica, dando la sua piena disponibilità a partecipare a nuove iniziative.


Il Gazzettino di Venezia - domenica 8 luglio 2012
L'Associazione Polizia Penitenziaria dal prefetto

Nei giorni scorsi una delegazione della sezione di Venezia dell'Associazione nazionale Polizia Penitenziaria guidata dal presidente provinciale, Vitantonio Petrelli, dall'addetto alla segreteria, Stefano Rubini e dallo scultore Giorgio Bortoli è stata ricevuta dal prefetto, Domenico Cuttaia al quale è stata consegnata un'opera dell'artista veneziano.

2011

Venerdì 17 giugno 2011 - Ginevra - Palazzo delle Nazioni Unite
"COMPASSIONE"
L'opera "Compassione" scultura in bronzo e acciaio (cm 100 x 60) ora fa parte della collezione delle opere d'arte
dell'Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra.


Ultime rifiniture prima dell'inaugurazione.


Installazione finale dell'opera "Compassione" al Palazzo delle Nazini Unite di Ginevra


Il Maestro Giorgio Bortoli con l'opera da lui realizzata:
"Compassione"

La targa esplicativa dell'opera "Compassione"

Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" - a sinistra il direttore del Palazzo delle Nazioni Unite

Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" - a sinistra il direttore del Palazzo delle Nazioni Unite

Da sinistra verso destra: la Dott.ssa Valentina Patta, il maestro G. Bortoli ed il Dott. Massimo Marrella


Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

 


Fasi della presentazione ufficiale dell'opera "Compassione" - a sinistra il direttore del Palazzo delle Nazioni Unite

 

2011

Sabato 4 giugno 2011

Il Leone di Giorgio Bortoli visita l'ingresso della Biennale di Venezia

 

2011

Domenica 8 maggio 2011

Per i 50 anni dell'Aeroporto, donata una scultura di Bortoli al Papa

Il Papa, in occasione della sua recente visita a Venezia, ha inaugurato, benedicendola, una scultura di Giorgio Bortoli creata per i 50 anni dell'aeroporto Marco Polo di Tessera.
L'8 maggio scorso, prima di lasciare Venezia, Benedetto XVI si è fermato qualche minuto nella sala ricevimento dello scalo veneziano.
Alla presenza di autorità civili e religiose (tra le quali il Patriaca Scola, il ministro Sacconi, il governatore Zaia, il prefetto, il sindaco,la presidente della Provincia e il presidente dell'aeroporto, Enrico Marchi) ha benedetto l'altorilievo. Si tratta di un'opera in bronzo, delle dimensioni di 1 metro per 50 centimetri, raffigurante un aereo, in lega leggera in fusione di alluminio, che decolla passando sopra la Basilica ed il Campanile di San Marco; l'altorilievo è stilizzato e antichizzato con ossidazione verde.

(foto: Il Papa in partenza da Tessera ha benedetto I'opera)

2010

Marina Ripa di Meana riceve dal Maestro Giorgio Bortoli l'Araba Fenice in Bronzo da lui realizzata.

10 dicembre 2010
Ristorante "Per la Rosa" a Mira

Presentazione del Libro

Virginia Agnelli
Madre e Farfalla

di Marina Ripa di Meana e Gabriella Mecucci

Copertina del libro con la dedica della scrittrice:

"A Giorgio, alla nostra antica amicizia con molti complimenti per il grande talento"

2010

NEL NOME DELLA MADRE - Arte e cultura a Motta di Livenza (TV) - settembre 2010
Nuova scultura del Maestro Bortoli intitolata: Madre dei Miracoli, Installata presso la Chiesa dell'Ospedale di Motta di Livenza.
Scultura altorilievo in bronzo, acciaio e vetro di murano; installazione permanente.

Gli inviti alla Rassegna d'Arte e Cultura



Locandina (fronte)


Locandina (retro) con le foto delle opere partecipanti alla rassegna d'Arte e Cultura.

Il Gazzettino di Treviso,
sabato 2 ottobre 2010

Settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto: L'Azione
10 ottobre 2010

Tribuna di Treviso, sabato 2 ottobre 2010

Il Gazzzettino, Domenica 19 settembre 2010


Le personalità presenti all'inaugurazione e benedizione della nuova scultura del maestro Bortili: Madre dei Miracoli. Da sin verso destra: io sindaco di Motta di Livenza, L'artista Giorgio Bortoli, Il Prefetto di Treviso immediatamente dietro Bortoli, Il Vescovo di Vittorio Veneto ed il Presidente dell'Ospedale di Motta di Livenza

Giorgio Bortoli al centro insieme alle autorità presenti alla cerimonia

La scultura "Madonna dei Miracoli" realizzata da Bortoli

Bortoli insieme alla Critica d'Arte dott. Santin, con alle spalle la parete della chiesa dove è stata installata la scultura

Scoprimento della scultura durante l'inaugurazione

 

Frontespizio della pubblicazione sulla Storia dell'Ospedale di Motta di Livenza

Retro della pubblicazione con la foto della scultura realizzata da Bortoli

2010

VENICE MUSIC AWARDS - 2010
RAI 2 - Sabato 24 luglio 2010

VENICE MUSIC AWARDS

Programma musicale condotto da Amadeus
Foto: Amadeus premia Alexia con l'opera realizzata dal maestro Bortoli

A sinistra l'opera realizzata dal Maestro Giorgio Bortoli. Scultura realizzata in bronzo utilizzando come piedistallo uno dei mattoni del vecchio Campanile di San Marco crollato

2010

Fronte

Retro

Marzo 2010
Venezia - Isola di San Servolo
Consegna della Medaglia
" Un Giardino Cinese a San Servolo" della Provincia di Venezia (Venice International University).

2009

Arrigo Ciprani mentre viene premiato dal maestro Bortoli

Arrigo Ciprani mentre viene premiato dal maestro Bortoli

Ottobre 2009
Arrigo Ciprani del ristorante "La Perla Rosa" premiato con una scultura realizzata dal Maestro Giorgio Bortoli, realizzata da una testa di leone con campanile di San Marco in bronzo, il tutto sopra un mattone del vecchio campanile di San Marco crollato.

2009

Novembre 2009 - Anche Topolino possiede la pietra del Campanile di San Marco
Mira (VE) - Teatro Villa dei Leoni
Premio Città di Mira per l'arte e la cultura in europa

Giorgio Cavazzano, disegnatore della Walt Disney, uno dei papà di Topolino. è stato premiato a novembre 2009, con la scultura "Leone su pietra del Campanile", realizzata dal Maestro Giorgio Bortoli.

2009
VENICE MUSIC AWARDS - 2009
2009
"Materiche armonie dell'arte" - giovedì 10 settembre 2009
DUEMILA
Mensile di informazione culturale del nordest
n. 7 luglio 2009
ALLA MARCIANA
Quelle materiche armonie creative

VENEZIA - Nella splendida cornice del manierismo a Venezia che si ammira nel soffitto decorato a grottesche su fondo d'oro della Biblioteca Nazionale Marciana, è stata allestita una collettiva d'arte contemporanea, "Materiche armonie dell'arte", con quattro artisti: due pittori, Joseph Kaliher e Pia Parodi, e due scultori Giorgio Bortoli e Paola Crema.

"Venezia sta diventando uno dei poli a livello internazionale per l'arte contemporanea" ha dichiarato con soddisfazione, all'inaugurazione l'assessore comunale, Luana Zanella, esprimendo il suo compiacimento al direttore della Marciana, Maria Letizia Sebastiani, che l'ha introdotta, per la bella e raffinata mostra, e per le iniziative di rilievo della Biblioteca sempre aperta al territorio. Sottolineando tra l'altro, la fattiva e preziosa collaborazione instaurata con l'amministrazione comunale. La mostra è stata organizzata con l'Associazione culturale AMI.BE.C (Amici Beni Culturali), un'associazione di dipendenti del Ministero per i beni e le attività culturali aperta a tutti coloro che manifestino interesse per l'arte e la cultura.

Bortoli, noto artista veneziano, ha parlato con passione del "duro lavoro dello scultore che maneggia marmo, bronzo, vetro, acciaio, mettendoci il cuore". Crema, artista eclettica, usa materiali vari, preziosi, dall'argento alla madreperla, dal cristallo di rocca al bronzo. Per Kaliher, i suoi quadri, tra il surrealista e il concettuale, sono senza titolo perché "mi rivolgo al cuore e alla psiche delle persone e ognuno può vedere nelle mie opere secondo le proprio sensazioni. I colori sono accesi, vividi, e come dice il Vangelo, bisogna tornare bambini, con lo sguardo innocente, per vedere e capire". Parodi invece, delle sue tele, ha detto: "Dipingo le mie emozioni" che si sono tradotte nella splendida luce che inonda scorci e paesaggi.

La rassegna bene si inserisce per il suo valore artistico e documentario nell'ottica della fruizione e della valorizzazione di opere di artisti contemporanei all'interno di uno dei più importanti e preziosi patrimoni artistici e culturali del mondo, gioiello di cultura e di bellezza.

Maria Teresa Secondi

"Materiche armonie dell'arte"
giovedì 10 settembre 2009 alle ore 17.00

La Biblioteca Nazionale Marciana, antica e attenta custode della memoria veneziana, conserva il suo inestimabile patrimonio in due prestigiose e storiche sedi veneziane: 1'edificio della LibreriaSansoviniana e l'antica Zecca. La Sala della Libreria presenta una decorazione pittorica del soffitto, decorato a grottesche su fondo d'oro, che costituisce un ciclo grandioso espresso nei tondi, opera di diversi artisti il cui disegno iconografico complessivo richiama da una parte le possibili attività che si aprono al patrizio o al cittadino al servizio della Repubblica, dall'altra le discipline che rappresentano gli clementi costitutivi dcl sapere. Tale è l'importanza e il numero delle opere che il soffitto è stato definito il manifesto del manierismo a Venezia.
E' in questa cornice che la Bibliotcca Nazionale Marcianaa ospita una collettiva di arte contemporanea con quattro artisti: i pittori Joscph Kaliher e Pia Parodi e gli scultori Giorgio Bortoli e Paola Crema. Le opere esposte attraverso visioni naturalistiche, oniriche o mitiche, di cui ognuno degli artisti è portatore e interprete, consentono di tracciare un sentiero comune nel quale sono messe a fattor comune esperienze e capacità realizzative proprie dei diversi artisti allo scopo di offrire a tutti un'offerta culturale ampia e variegata.

La mostra, organizzata in collaborazione con l'Associazione culturale AMI.BE.C (Amici Beni Culturali), ben si inserisce per il suo valore artistico c documentario nell'ottica della fruizione e della valorizzazione di opere di artisti contemporanei all'interno di uno dei più importanti e preziosi patrimoni artistici e culturali del mondo, gioiello di cultura c di bellezza.

Maria Letizia Sebastiani
Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana
Biblioteca Naziozionale Marciana

Piazzetta San Marco n. 7
30124 Venezia tel: 041.2407211 fax: 041.5238803
http: / /marciana.venezia.sbn.it
Ufficio Stampa Annalisa Bruni
041.2407238 - bruni@marciana.venezia.sbn.it

La S. V. è cordialmente invitata
giovedì 10 settembre 2009 alle ore 17.00
all'inaugurazione della mostra
"Materiche armonie dell'arte" - Artisti: Giorgio Bortoli e Paola Crema (scultori) - Joseph Kaliher e Pia Parodi (pittori)

Venezia, Antisala della Librenia Sansoviniana
(Piazzetta San Marco n. 13/a) -
Vin d 'honneur a seguire

Giorgio Bortoli
Scultore veneziano. La sua Vocazione artistaca ha origine in famiglia, il nonno Paterno era infatti pittore e scultore. Il suo percorso formativo si è svolto nelle botteghe, imparando come lavorare il marmo dai marmisti, il ferro dai carpentieri e dai fabbri, il vetro a Murano, nelle fonderie. La scultura è il suo mondo. E' credere idealmente in quello che uno sente dentro, una grande energia che uno cerca di trasformare. Lo scultore è come un trasduttore che prende quest'energia e la trasforma meccanicamente. Le sue opere sono esposte in numerosi musei in Italia e all'estero.

Joseph Kaliher
E' nato a Dallas, in Texas, Stati Uniti d' America. Cresciuto in Italia e in Inghilterra, è stato alla scuola del Maestro Maurizio Martelli dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze. Si è poi diplomato al rinomato Institute Superieur de Peinture Van Der Kelen et Longelain, a Bruxelles, dove si è specializzato nella pittura trompe l'oeil, sotto la tutela del Maestro Clemente Van Der Kelen. II suo lavoro nel genere surrealista è un'interpretazione della filosofa che Joseph stesso ha battezzato Genuina Retorica.

Paola Crema
Artista eclettica, fondatrice del movimento "Artisti Artefici", antiquaria, appassionata d'arte e conoscitrice del mondo dei gioielli (è una dei tre artisti che hanno rappresentato l'Italia nella Mostra del passaggio del millennio ad Atene all'Ilias Lalaounis Jewelry Museum), ha realizzato sculture in madreperla, bronzo e argento. I suoi lavori sono stati presentati nei Musei di Anversa, Istanbul, Ankara, Cairo, Singapore, Tel Aviv e Kuala Lumpur. Esprime la sua poliedricità usando materiali vari, sempre estremamente preziosi o da lei impreziositi.

Pia Parodi
Nata a Sanremo, risiede da molti anni a Roma done ha iniziato la sua formazione artistica frequentando la Scuola Libera del Nudo - Accademia di Belle Arti. Alla scuola del M° Antonio Necci, ha potuto conquistare un suo stile molto personale caratterizzato da paesaggi realizzati per lo più con colori ad olio, ricchi di reminiscenze impressioniste, dove la luce e i cromatismi e delicati cercano di trasmettere l'emozione che di volta in volta cambia con passaggi obbligati in sensazioni di pace, di armonia, di desiderio di far parte di quei paesaggi presi quasi in prestito da un sogno, sereni tanto da far dimenticare, almeno per un attimo, le contrarietà del quotidiano.

"Materiche armonie dell'arte"
2009
INAUGURAZIONE A FAVARO VENETO (VE), 2009
Del Piazzale dedicato ai Cavalieri della Repubblica

Lettera della Segreteria Generale della Presidenza della Repubblica.

Gentile Presidente, il Presidente della Repubblica ha ricevuto la fotografia dell'inaugurazione del Piazzale Cavalieri della Repubblica Italiana con il monumento realizzato dal Cav. Giorgio Bortoli nel Comune di Venezia e La ringrazia molto.

L'impegno profuso dall'Unione Nazionale Cavalieri d'Italia sezione di Venezia rispecchia lo spirito fondante dell'Ordine "Al merito della Repubblica Italiana".
Colgo volentieri l'occasione per salitarLa con viva cordialità ed inviarLe gli auguri di buon anno.

(Giulio Maria Viola)

 

Il Gazzettino di Venezia
Domenica 28 giugno 2009

Un cavallo rampante alto quasi tre metri per il nuovo piazzale dei Cavalieri d'Italia. L'inaugurazione del monumento ai Cavalieri della Repubblica a Favaro

(M.D.L) Si è svolta ieri a Favaro la cerimonia d'inaugurazione del Piazzale Cavalieri della Repubblica Italiana. Si tratta del primo spazio in Italia dedicato ai Cavalieri della Repubblica: è situato nell'area accanto alla palestra Rodari in via Carlo Agnoletti e al centro del nuovo Piazzale è stato collocato un monumento creato dall'artista Giorgio Bortoli in onore dell'intitolazione.
L'opera, alta 2,70 metri per una larghezza di 1,35 metri, è realizzata in acciaio su base di cemento e marmo e raffigura un cavallo rampante riprodotto in tre sagome affiancate l'una all'altra che si ispirano ai cavallini lignei settecenteschi che ornavano le scuderie di Villa Pisani a Stra.

Il monumento riproduce un'impressione di dinamismo e velocità che si accompagna alla nobiltà di posa dell'animale.

Alla cerimonia, svoltasi sotto la pioggia, erano presenti Ennio Radici, presidente nazionale Cavalieri d'Italia, il presidente provinciale dell'Unci Roberto Scarpa, il delegato mandamentale della medesima associazione Remo Degli Augelli, il presidente della Municipalità di Favaro Gabriele Scaramuzza, l'assessore regionale alla mobilità Renato Chisso e il presidente del Consiglio comúnale Renato Boraso. C'erano, inoltre, parecchie associazioni d'arma, una rappresentanza dell'Associazione combattenti e reduci, dei Lagunari e dei Carabinieri e i delegati dell'Unci di diverse sezioni d'Italia tra cui Bergamo e Verona.
Dopo l'alzabandiera e la benedizione impartita dal parroco di Tessera don Lionello, hanno preso la parola le autorità intervenute che hanno elogiato la funzione sociale che l'Unione dei Cavalieri d'Italia svolge nei confronti dei ceti più bisognosi.

La Nuova - Favaro - Campalto
Domenica 28 giugno 2009

INAUGURAZIONE BAGNATA A FAVARO
Ecco Piazzale Cavalieri della Repubblica

FAVARO. Taglio del nastro per il piazzale Cavalieri della Repubblica Italiana. In tanti ieri mattina, nonostante la pioggia, si sono ritrovati in via Annia, di fronte alle residenze di recente costruzione, per presenziare all'inaugurazione del primo spazio dedicato nel Veneto ai Cavalieri d'Italia e alla scopertura del monumento ai Cavalieri dell'Ordine al merito della Repubblica.

Presenti Renato Boraso, presidente del consiglio comunale, l'assessore regionale Renato Chisso che ha portato i saluti del governatore Galan, e il presidente di Favaro, Gabriele Scaramuzza. Ma c'erano soprattutto le rappresentanze dell'Unione Nazionale Cavalieri d'Italia provenienti da tutte le parti della provincia con il presidente nazionale. (ma.)
Il Gazzettino di Venezia
sabato 27 giugno 2009

UNCI - Inaugurazione oggi a Favaro del pitale dedicato ai Cavalieri della Repubblica

MESTRE - Su iniziativa della sezione veneziana dell'Unci (Unione Nazionale Cavalieri d'Italia) si inaugura ufficialmente oggi sabato alle 10, a Favaro Veneto, il piazzale dedicato ai Cavalieri della Repubblica Italiana.

 

Nel corso della cerimonia solenne - alla quale sono state invitate autorità regionali, provinciali e comunali - verrà scoperto anche il monumento agli insigniti dell'Ordine Al Merito della Repubblica Italiana. Un evento di un certo rilievo dal momento che tale toponimo è il primo del suo genere in Italia.
Mauro De Lazzari
Il Gazzettino di Venezia
Sabato 27 giugno 2009

Un piazzale dedicato ai Cavalieri d'Italia
È il primo nel Veneto, stamane la cerimonia d'inaugurazione

(M.D.L.) Si svolgerà questa mattina alle ore 10, a Favaro Veneto, la cerimonia d'inaugurazione del Piazzale Cavalieri della Repubblica Italiana.
Si tratta del primo spazio dedicato ai Cavalieri d'Italia nella Regione Veneto ed è situato nell'area accanto alla palestra Rodari in via Agnoletti a Favaro.
Per l'occasione sarà scoperto alla presenza delle autorità il monumento ai Cavalieri dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana realizzato in onore dell'intitolazione, e collocato al centro del piazzale.

 

Opera dell'artista Giorgio Bortoli, il monumento raffigura un cavallo "rampante" riprodotto in tre sagome affiancate l'una all'altra ed è ispirato al cavallini lignei settecenteschi che ornavano le scuderie di Villa Pisani a Stra.
Il monumento riproduce un'impressione di dinamismo e velocità, che si accompagna alla nobiltà di posa dell'animale. L'opera, alta 2,70 metri per una larghezza di 1,35 metri è realizzata in acciaio "courtain" su base di cemento e marmo.
Alla cerimonia saranno presenti il presidente della Municipalità di Favaro Veneto Gabriele Scaramuzza, il presidente del Consiglio Comunale di Venezia Renato Boraso, l'assessore ai Lavori Pubblici della Regione Veneto Renato Chisso.
Parteciperanno inoltre le rappresentanze dell'Unione Nazionale Cavalieri d'Italia e il Presidente nazionale della stessa Unione.
L'ECO DI BERGAMO
Venerdì 26 giugno 2009

Cavalieri d'Italia, raduno veneto.
Si terrà domani a Favaro Veneto, il raduno provinciale degli insigniti agli ordini della Repubblica, con l'inaugurazione di una piazza con il monumento, dedicato ai Cavalieri della Repubblica Italiana: è il primo in assoluto in Italia. Dopo l'intervento del presidente provinciale di Venezia, Roberto Scarpa, in programma i discorsi del presidente nazionale Ennio Radici, del vice Marcello Annoni, e di altre autorità.

Gli insigniti di onorificenza cavalleresche della Repubblica, i soci dell'UNCI (Unione Nazionale Cavalieri d'Italia), con familiari e simpatizzanti, sono invitati a partecipare. Per ulteriori informazioni e prenotazioni rivolgersi al vice presidente nazionale e presidente provinciale Unci, Marcello Annoni (telefonando al numero 035.259306).
La Nuova Venezia
SABATO 27 GIUGNO 2009
FAVARO

Stamattina l'inaugurazione del nuovo piazzale Cavalieri della Repubblica

FAVARO. Questa mattina a partire dalle 9.30, sarà inaugurato il piazzale Cavalieri della Repubblica, situato nell'area accanto alla palestra Rodari in via Annia. Per l'occasione sarà scoperto il monumento ai Cavalieri dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana realizzato in onore dell'intitolazione e collocato al centro del piazzale. Opera dell'artista Giorgio Bortoli, il monumento raffigura un cavallo «rampante» riprodotto in tre sagome al fiancate l'una all'altra.

Ispirato ai cavallini lignei del '700 che ornavano le scuderie di Villa Pisani, il monumento riproduce un'impressione di dinamismo, bellezza e velocità. L'opera, alta 2,70 metri per una larghezza di 1,35 metri è realizzata in acciaio «courtain» su base di cemento e marmo.

Alla cerimonia parteciperanno il presidente di Muncipalità, Gabriele Scaramuzza, il presidente del Consiglio comunale, Renato Boraso, l'assessore regionale Renato Chisso e le rappresentanze dell'Unione Nazionale Cavalieri d'Italia. (m.a.)



 

2008
COME PITTURA / COSI' SCULTURA, 2008







 

COME PITTURA / COSI' SCULTURA

Sabato 19 aprile 2008
Sala della Ragione del Museo di Asolo
La Mostra sarà aperta dal Martedì al Venerdì dalle 15 alle 19
Sabato, Domenica e festivi dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Lunedì Chiuso
Esposizione di Guglielmo Monti e Giorgio Bortoli

Avere la scultura come dono per Giorgio Bortoli
Veneziano, venezianissimo, fin troppo veneziano. Ma questo dona una qualità ulteriore e un sigillo d'origine, al lavoro di forma e materia di Giorgio Bortoli. L'idea di imprimere una volontà ai più svariati materiali dell'arte, evoca la sua lontana origine in una famiglia di stampatori, in una Venezia dove la stampa e il disegno dei caratteri è diventata la forma del messaggio delle cultura scritta e letta. Accanto a questa arte ormai antica il fatto che la famiglia Bortoli abbia lavorato nel secolo dell'elettricità a creare la luce e le ombre discrete di Venezia, mette Giorgio nella difficile arte di congiungere e sollecitare passato e presente, che sono immagini così indistricabilmente connesse nelle pietre e nelle acque di Venezia. La sua è un arte diffusa che approfondisce le tecniche fusorie per gli arcani simboli di Venezia che diventano ora e sempre contemporanei. / leoni volanti (1987) nuotano in un aria liquida, La fenice (1988) riprende la forma bronzea di un'icona salvata dalla acque e dal fuoco oppure l'altra Fenice (1997) che rinasce dalla liquidità di quel fuoco che diventa vetro oppure i triplici ferri della Gondola (2001) ondeggianti e semilucidi nel vetro acidato. Ancora una Medusa (2004) urlante con i suoi serpentelli furibondi, ma come salvata e tirata su da un annegamento, esprime una bellezza brutale come sa essere Venezia soprattutto nei confronti dei suoi artisti.
Ecco che al di là di tutto la volontà ferrea di Giorgio Bortoli, flette e sagoma il ferro in una serie di rappresentazioni più connesse alla celebrazione delle arti del suono e del ritmo, come Paganini (19861 e i Paganini (1988) messi scherzosamente a sviolinare al plurale, così un clarinettista desiderato e perso per Venezia Woody Allen (2004), nonché varie Ballerine sospese con il tondo delle braccia (1998) o come camminassero in punta di piedi sopra l'acqua delle basse lagune (2007). La Personalità alternante (1990) ripropone con rara efficacia l'effetto comico e simbolico dl troppi personaggi esposti e travolti inconsapevolmente dalla loro improponibile comicità. Queste figure di Bortoli sono assimilate alle prime Bizzarrie (1624) come erano appunto chiamate, le creazioni snodabili e polimorfe di Giovanni Battista Bracelli, accanto alla cortesia servizievole della Manuesse (1987J che la avvicina ai manichini danzanti di Oskar Schlemmer. Aspetti ironici questi che vanno verso la coscienza beffarda del ready made, come La Sedia del Sindaco (1989) o verso affermazioni ben più tragiche della peste del secolo, l' Aids (1992) negli anni del suo lento declino epidemico. Ma ciò che rileva l'energia dello spirito che morde la realtà sfuggente e il Leone Alato (1987 e 1997) che brandisce" le spada contro l'insana pigrizia dei suoi stessi abitanti, che le energie creative di Giorgio Bortoli proprio non sopportano. Lui stesso va a ripescare dalla città dell'oblio i mattoni defunti e sommersi del vecchio campanile di San Marco, salvandoli e risignificandoli uno a uno, dopo la discarica in mare delle macerie del crollo (1902) e il loro abbandono nel braccio di mare alle bocche di san Nicolò del Lido. Ma questa creatività oscillante che frequenta i materiali diversi verso un orientamento di affermazioni e verità spese sulle proprie cento varietà, è sorprendente e perfino meraviglioso che si isoli e come si salvi da una tortuosa e dimenticata storia e possa diventare un dono molto particolare. Certamente un premio vero che sigilla in maniera conclusiva un atto artistico fatto e portato a termine da altri. La scultura di Giorgio viene come a chiamarsi fuori dalla condizione di abbandono e si rende riconoscibile nella celebrazione e nel dono, integrando per esempio quella ruota dei sogni che è la bobina cinematografica. Una piccola ruota a cinque raggi che diventa in piano e in alzato l'emblema storico del cinema, l' ultima e settima arte nella contemporaneità. Questo avviene grazie al regalo delle sue diverse arti così intrecciate alle varie e colorate materie uscite da un fuoco, ora posseduto e domato, da lui come artista.
Manlio Brusatin Asolo, Pasqua 2008

Biografia

Giorgio Manfren Bortoli è nato a Venezia, dove tuttora vive e lavora. La una formazione artistica ha origine in famiglia. I Bortoli alla fine del '500 erano stampatori, poi nel primo Novecento contribuirono a illuminare Venezia cablandola. Da parte materna, il nonno era un bravo scalpellino, richiesto in Germania. Il gusto dell'innovazione, la consapevolezza del progresso sono dati presenti nella sua natura. Il giovane Bortoli ha modo di conoscere lo scultore Augusto Murer, durante i soggiorni in montagna, iniziando a scolpire il legno. Successivamente segue i suggerimenti nello studio del pittore Borsato, esponendo alla Fondazione Bevilacqua la Masa. Cresce lavorando al Teatro La Fenice, si dedica a innovative ricerche in campo scultoreo, frequentando e discutendo a Ca' Foscari con il critico e professore Giuseppe Mazzariol, che vedeva in Bortoli un Luca Della Robbia "che sperimentava in continuazione arti e scienze mai viste". Lo storico d'arte Guido Perocco va spesso a trovarlo nel suo studio agli Alberoni del Lido e scriverà: "tra il mare e la laguna, presso il faro, tra gli alberi, distaccato dal Mondo... il giovane scultore intelligente che segue il filo sottilissimo della fantasia per andare oltre il limite, avendo onde e nuvole come materie prime...".
Non frequenta accademie, ma soltanto studi di pittori e bravi artigiani, come gli artisti di un tempo, che stavano a bottega da un maestro. L'esperienza in Germania con gli architetti progettisti dell'Olimpiaspark di Monaco lo porta come ha detto il rettore dell'Istituto Universitario di Architettura Marino Folin al "superamento delle divisioni tra le arti", in questo caso la scultura e l'architettura, nella natura; così nasce la sua archiscultura in acciaio e vetro di 12 metri che si trova al[' Aeroporto di Venezia. Idea sostenuta dal filosofo e sindaco Massimo Cacciari che porta Giorgio Bortoli a collaborare nel Ministero dei Beni Culturali, con l'intellettuale e artista Guglielmo Monti, Soprintendente ai Beni Architettonici. Dallo stesso Ministero, gli viene conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica per merito artistico.

Commissioni di opere:

Commissioni di opere specificatamente concepite per rappresentare la storia professionale di alcune importanti aziende che hanno voluto legare il proprio nome ad un'opera esclusiva di Giorgio Bortoli: Zeta 3 Divani - Mirano, Acqua Minerale S. Benedetto S.p.A. - Scorzè, Love Cafè - Marghera, Libco - Milano, Fincantieri S.p.A. - Trieste, Nuova Pansac S.p.A. - Mantova, Giunta Regionale e Consiglio del Veneto, Teatro La Fenice - Venezia, Banco di S. Marco - Venezia, AVA e AVAL (albergatori) per mostra internazionale del Cinema, Il Gazzettino S.p.A., Astoria Vini - Treviso, Metraspeed - Marghera, Comune di Venezia, Gatorade - Milano, Ciga Starwood - New York, Mana Malcontenta -Venezia, Credito Cooperativo di Marcon - Premio Lettera d'Argento by F.lli Aquilani -Viterbo, Banca del Veneziano, Nuova Gondola d'Oro, Casinò di Venezia S.p.A. Le sue opere figurano presso numerose collezioni private e musei in Italia ed all'estero.

Hanno scritto:

Guido Perocco, Giuseppe Mazzariol, Sandro Menegazzo, Beatrice H. Guthrie, Silvio Fuso, Gianfranco Pontel, Ersilio Tonini, Ermenegildo Fusaro, Massimo Cacciari, Bruno Rosada, Marta Marzotto, Vittorio Sgarbi, Paola Puccinì, Stefano Zecchi, Alberto Francescani, Marino Folin, Paolo Costa, Claudio Zanuttigh, Franco Perlasca, Guglielmo Monti, Roberto Turetta, Manlio Brusatin.
www.bortoligiorgio.com

2008

Presentazione del libro intitolato:

TUTELA E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE - LO STRUMENTO DEL VINCOLO
Dalle Ville Palladiane alla conservazione del paesaggio: regime giuridico e regime fiscale

a cura di Guglielmo Monti e Cesare Crova

Casa editrice IL PRATO
Via Lombardia 41/43 - 35020 Saonara (PD)
Finito di stampare nel mese di marzo 2008 presso le Arti Grafiche Padovane di Saonara (PD)

In copertina un'opera del maestro Bortoli: Villa Emo, altorilievo in bronzo su acciaio inox. Nella stesura del volume Giorgio Bortoli ed Anna De Martino hanno seguito il Coordinamento Tecnico

2008

IX Settimana della Cultura

29 marzo 2008 - Incontri d' Arte

Mostra Collettiva - Presso Villa Pisani a Stra

 

 


nelle fotografie a sinistra, il pannello con le opere realizzate
dal Maestro Giorgio Bortoli

2008
Premio di Poesia "Lettera d'Argento", 2008
IL GAZZETTINO - Giovedì 3 aprile 2008

Lettera d'argento, il trionfo della poesia
Al teatro La Fenice successo della Biennale letteraria Tra gli ospiti anche il figlio di Salvatore Quasimodo

Venezia
Grandi poesie lette da celebri attori che, per una sera, hanno così "prestato" la loro voce per esaltarne ancora di più, il valo- re, sulle note dell'orchestra che, dal vivo, ha accompagnato le varie "performance".
Questi gli ingredienti che, martedì sera, hanno decretato il trionfo della poesia al Gran Teatro La Fenice di Venezia. Il merito è della seconda edizione della "Lettera d'argento" Biennale della poesia, ideata e voluta dall'imprenditore Sandrino Aquilani, ex sindaco di Vetralla. La formula della seconda edizione ha ricalcato quella sperimentata nel 2005 al Lido. In concorso vi erano trenta poesie, tutte inedite, opere di altrettanti autori.
Al primo posto, secondo il verdetto di una giuria composta da cinque esperti si è classificata la poesia "A Quito sono quattro le stagioni" di Franco Buffoni, letta e interpretata da Alessandro Quasimodo (figlio del poeta Salvatore Quasimodo), al secondo posto "Lo Spazio e il tempo" di Angelo Sagnelli letta da Edoardo Siravo mentre il terzo gradino del podio ha avuto un "ex aequo" con "La valigia nera” di Giancarlo Presenda e "L'ombra”, scritta e letta da Marcello Modugno, figlio di Domenico Modugno, seguito in platea anche dal figlio che porta lo stesso nome del nonno, Domenico, e proprio martedì compiva 8 anni.

Nel cast della manifestazione da ricordare il famoso attore televisivo Nando Gazzolo, accompagnato al pianoforte da Giorgio Onorato Aquilani, ma grandi applausi sono stati riservati a tutti gli artisti, tra i quali, il maestro Mogol (premiato come il poeta che ha scritto per la musica), Giorgio Albertazzi, Giancarlo Giannini, Enzo Decaro, che per mantenere la promessa della sua presenza ha fatto un vero e proprio "tour de force", mentre Arnoldo Foà è stato presente in video in quanto impegnato a Roma nella recitazione, nonché il poeta veneziano Gino Pastega.
La serata, presentata dall'attrice Tiziana Bagattella, è stata una autentica "maratona della poesia", lunga più di quattro ore. Gli artisti, inoltre, sono stati premiati con un'originale opera dello scultore Giorgio Bortoli. In prima fila, tra gli ospiti, la professoressa Paola Mildonian, in rappresentanza dell'Unesco che ha adottato l'evento in laguna per la Giornata mondiale della poesia, l'assessore alla cultura del Comune di Venezia Luana Zanella, e quello provinciale Nicola Funari, il presidente del Casinò di Venezia, che ha sostenuto la manifestazione, awocato Mauro Pizzigati. A notte fonda sono seguite poi le varie premiazioni con l'appuntamento finale dato a tutti per il 2010.

Lorenzo Mayer

 


Giorgio Bortoli a sin. con Giulio Repetti, in arte Mogol


Nando Gazzolo a sin., Giorgio Bortoli al centro e Giancarlo Giannini a destra


Giorgio Albertazzi (a sin.) con Grgio Bortioli

Biennale della Poesia Lettera d'Argento
1° aprile 2008 seconda edizione
www.biennaledellapoesia.it

Comunicato stampa
La data in cui si svolgerà la seconda Biennale della Poesia Lettera d'Argento è stata fissata per il 1° aprile 2008, a Venezia, presso il Teatro LA FENICE.
In sintesi, un vero Sanremo della Poesia, che riuscirà a mettere insieme i nomi più prestigiosi del mondo della poesia, del teatro, della musica ( Poeti, Attori, Compositori e Direttori d'Orchestra). Un palcoscenico prestigioso, una grande orchestra, poesie inedite, strutture musicali a tema composte sulle poesie, le voci più belle del teatro italiano, direttori d'orchestra che si alternano, ospiti nazionali e internazionali.
Tra i poeti che hanno già inviato le loro poesie troviamo: Maria Luisa Spaziani, Alda Merini, Andrea Zanzotto, Ennio Cavalli, Franco Buffoni, Davide Rondoni, Antonella Anedda, Renato Minore, Alessandro Fo, Gabriella Sica, Corrado Calabrò, Dante Maffia, Sergio Zavoli, Elena Clementelli, Alberto Toni, Stefania Lubrani, Angelo Sagnelli, Gianni Pizzolari, Daniele Pieroni, Giancarlo Pontiggia, Giuseppe Mannino, Vittorio Squillante, Dania Lupi, Ivan Nossa, Lucia Monaco e altri ancora.
Tra gli attori troviamo, Nando Gazzolo, Arnoldo Foà, Kim Rossi Stuart, Marcello Modugno, Marisa Solinas, Enzo Decaro, Tiziana Bagatella, Piermaria Cecchini, Edoardo Siravo, Vanessa Gravina, ed altri. Tra i musicisti e direttori d'orchestra Renato Serio, Detto Mariano, Pino Donaggio, Angelo Inglese, Amedeo Minghi, Vittorio Iué, Natale Massara, Maurizio Abeni, Roberto Procaccini, Tino Carollo, Giorgio, Stefano Borzi, Cristian Mele, Federico Cecchini. Tra gli ospiti, Alessandro Quasimodo, poi un poeta che ha scritto per la musica: Giulio Rapetti in arte Mogol, e altre due prestigiose presenze Giorgio Albertazzi, Giancarlo Giannini.
L'Evento ha ottenuto i Patrocini del Comune di Venezia, della Provincia di Venezia, della Regione Veneto, della SIAE, dell'IMAIE, l'Adesione del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano con l'assegnazione di una medaglia d'Argento, infine il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, nell'ambito della Giornata Mondiale della Poesia. La conferenza stampa di presentazione verrà tenuta dal Sindaco di Venezia Massimo Cacciari, con la presenza dell'Assessora Luana Zanella, del Presidente Sandrino Aquilani e numerosi ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo, il 20 marzo alle ore 13 a Ca' Farsetti presso la sede del Comune.
A sostegno dell'evento il progetto "Promuovi Cultura Adotta una Poesia Lettera d'Argento" La Curcio Editore curerà la pubblicazione post evento con DVD allegato.
Biglietti/Tickets presso la rete di vendita FIellovenezia www.hellovenezia.com Sponsor partner CASINO' DI VENEZIA e F.LLI AQUILANI.
Uff. Stampa Lettera A srl

Biennale della Poesia Lettera d'Argento
1° aprile 2008 seconda edizione
www.biennaledellapoesia.it


I PREMI


Il Premio ufficiale, in bronzo e dalla lettera d'argento, è costituito da un piedistallo fatto a testa di leone Marciano, dove dalla bocca fuoriesce un soffio che sostiene una sfera, che rappresenta il Mondo tagliato in due parti con incisa la frase " bellezza che letizia era ne li occhi a tutti li altri santi" tratta dal Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri. Sopra di tutto spicca la "lettera d'argento". La scultura è del Maestro veneziano Giorgio Bortoli.

PREMIO ALLA MIGLIORE POESIA: sono premiati, il poeta - il musicista - l'interprete.
PREMIO alla II e III POESIA CLASSIFICATA: sono premiati, il poeta, il musicista, l'interprete.
PREMIO ALLA CARRIERA. Nel corso della serata verrà attribuito il Premio alla carriera "Biennale della Poesia Lettera d'Argento" ad artisti che si sono particolarmente distinti nel campo della Poesia, della Musica e del Teatro.

Saranno istituiti i seguenti premi speciali:

Premio speciale Lettera d'Argento Comune di Venezia: consegnerà il Sindaco di Venezia
Premio speciale Lettera d'Argento Casinò di Venezia: consegnerà il premio il Presidente del Casinò Premio speciale Lettera d'Argento IMAIE: consegnerà il Presidente dell'IMAIE
Premio speciale Lettera d'Argento SIAE: consegnerà il Presidente della SIAE
Premio speciale Lettera d'Argento UNESCO: consegnerà il Presidente della CNI dell'UNESCO Premio speciale Lettera d'Argento CURCIO EDITORE: consegnerà il Presidente del C.d'A. Premio speciale Lettera d'Argento F.LLI AQUILANI: consegnerà l'Amm.Delegato

Visita il sito www.biennaledellapoesia. it

 
2008
IL GAZZETTINO
9 gennaio 2008
CULTURA & SPETTACOLI - ARTE

Bortoli, cromie e plasticismi
VENEZIA- (T.B.) Nella ex chiesa di "Santa Marta", al Collegio "Romano" di Roma, è stata inaugurata nei giorni scorsi la terza edizione della mostra "Cromie e plasticismi", che ospita anche alcune opere dello scultore veneziano Giorgio Bortoli. Come sempre l'artista lidense si propone con una caratterizzante interpretazione di misurata linearità riuscendo a coniugare
le proprie composizioni con delicata flessuosità e una spigolosa nella giustezza delle curvilinee a grande effetto materico.
Le opere di Bortoli sono scolpite in bronzo e acciaio inox con l'aggiunta di materiale ottonato ed appaiono impresse con taglio di misure combinate quasi a darne una pulsazione di grande intensità e di appariscente risultanza veristica.
2007

IL TEMPO
22 novembre 2007
ARTE CONTEMPORANEA

Dal primo dicembre «Cromie e plasticismi»
Sabato primo dicembre alle ore 17 verrà inaugurata la terza edizione della mostra di arte contemporanea «Cromie e plasticismi» negli splendidi spazi espositivi del complesso monumentale della ex Chiesa di Santa Marta in piazza del Collegio Romano 5.

L'esposizione, promossa dalle associazioni culturali «Amici Beni Culturali» e «Marghera Venezia New York» intende presentare, di volta in volta, esperienze diverse di artisti provenienti da tutta Italia. Tra questi Anna Ferrari, Guglielmo Monti, Pia Parodi, Gualtiero Redivo e gli scultori Giorgio Bortoli e Gennaro Di Giovannantonio.
2007

Ex Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano

Esposizione "Cromie e Plasticismi" III edizione

Roma 1.12.2007 - 25.12.2007

2007
VIII Settimana della Cultura, maggio 2007

Percorso vita. Tra creato e creatività

Locandina della mostra

Percorso vita. Tra creato e creatività

Giorgio Bortoli SCULTORE
Giglielmo Monto DIPINTI

A cura di Giovanna Barbero

Dal 12 magio al 4 ottobre 2007

ALBANO VERCELLESE
PARCO LAME DEL SESIA

La mostra nel parco orario illimitato nel Palazzo Ente Parco tutti i giorni 15 - 18
CHIUSO LUNEDI'

ENTE PARCO LAME DEL SESIA

GONG n. 1

Installazione scultura 2007

Bronzo, ferro e PVC policromo

Si prega di percuotere

... il Gong ...

Percorso vita. Tra creato e creatività

2007

La Nuova
sabato 14 luglio 2007

Con una breve cerimonia alla presenza dell'ammiraglio Stefano Vignani, è stata collocata nello spazio acqueo della Capitaneria di Porto di Venezia, la nuova opera dello scultore veneziano Giorgio Bortoli. E' un leone in acciaio con i colori del gonfalone della Serenissima; lungo due metri e mezzo, pesa circa 5 quintali.

2007
Il Messaggero
Martedì 29 maggio 2007

Complimenti alo scultore veneziano Giorgio Bortoli che espone a Roma per la sattimana della cultura al teatro dei Dioscuri al Quirinale "Cromie e Plasticismi". Congratulazioni per il cavallierato al merito artistico conferitogli dal Presidente Napolitano. Bortoli presenta alcune opere tra cui una gigantografia fumettata contenente il Sindaco Cacciari, il maestro espone anche a Vercelli patrocinato Regione Piemonte, l'artista mi ricorda Della Robbia, scrive lo storico Mazzariol, usando tecnica laser, vedere archiscultura per New York.
I colleghi Gabinetto Ministro Rutelli e ICR Roma.

2007
a sin. e sopra, alcune foto dell'esposizione del maestro Bortoli, presso il teatro dei Dioscuri al Quirinale, ROMA Estratto del depliant della settimana della cultura, riguardante la Regione Piemonte e relativo alla presentazione delle esposizioni, presso il Parco Lame del Sesia, delle opere del Maestro Bortoli e del pittore Guglielmo Monti.
2006
10° salone Beni Culturali a Venezia - novembre 2006
Il Maestro Giorgio Bortoli con l'antico modellino del labirinto di Villa Pisani di Stra, da lui stesso recentemente restaurato.
2006
Leone d'Oro 2006 dicembre - Venezia Hotel dei Dogi - premiazione a Tony Renis


Tony Renis, a destra di Giorgio Bortoli nelle foto, mentre riceve dallo scultore una sua opera, in occasione della premiazione del "Leone d'Oro".
2006
Premio: "Una vita per lo sport" - Villa Nani Mocenigo - 25 settembre 2006
Premiazione di Pietro Mennea (al centro) con la scultura del Maestro Bortoli (a sinistra) intitolata "Ermes". A destra l'Assessore alla Cultura per la Provincia di Venezia Nicola Funari.
2006


Festival Internazionale di Musica Leggera del Veneto "Gondola d'Oro"

Premiazione "Gondola d'Oro", edizione 2006
Natascia Stefanenko premia i "Matia Bazar"
2006
"L'arte dell'insieme" - Roma biblioteca angelica, 4-7-aprile 2006

L'arte dell'insieme ...
... quattro artisti per regioni ...

- Giorgio Bortili
- Guglielmo Monti
- Elvezio Sfarra
- Pia Parodi

Roma - Biblioteca angelica 4-7 aprile 2006

 

La rassegna mette in luce le loro qualità, frutto di una lunga passione e di un impegno coronato già da importanti successi e riconoscimento.
2006
VII Settimana della Cultura, 2-9 Aprile 2006

Sabato 2 aprile 2006 - Stra, Villa Nazionale Pisani

Mostra - installazione di Giorgio Brtoli
"UNO DEI CAVALLI"

Villa Nazionale Pisani, dal 2 al 9 aprile
a cura di Giorgio Bortoli, Guglielmo Monti, Rodolfo Marcolin, Ileana Della Puppa, Giuseppe Rallo, con la collaborazione di Francesco Candiz, Cesare Crova, Annaluisa De Martino, Fiorenzo Vanzo, Gianni Zanlorenzi, Luciano Zanibellato e Assistenti Tecnici Museali.

Con la partecipazione di Eurocrom 4 di Giovanni Zanotto, Via Edison 21/7, Villorba (TV)

Presentazione sabato 8 aprile alle ore 17,30. a seguire rinfresco offerto da Celeste Catering e Astoria Vini

 

2005
Premio di Poesia "Lettera d'Argento", 2005

Lettera d'Argento dicembre 2005 - Lido di Venezia
L'attore Remo Girone
La presentatrice RAI Tg2 Maria Concetta Mattei
Lo scultore Giorgio Bortoli
L'attore Arnoldo Foà
L'attore Nando Gazzolo

Lettera d'Argento dicembre 2005 - Lido di Venezia
L'attore Remo Girone
Il Sindaco di Vetralli, Dr. Sandrino Aquiloni
La presentatrice RAI Tg2 Maria Concetta Mattei
Lo scultore Giorgio Bortoli
L'attore Arnoldo Foà
L'attore Nando Gazzolo

Il premio in bronzo è costituito da un piedistallo fatto a testa di leone Marciano, dove dalla bocca fuoriesce un soffio che sostiene il Mondo Tagliato in due parti con la scritta incisa di un brano del Paradiso di Dante Alighieri e sopra di tutto spicca la lettera d'argento.

2004

Festival Internazionale di Musica Leggera del Veneto "Gondola d'Oro"

 

Lido di Venezia, 2004
Il Sindaco di Vetralla (Viterbo) Sandrino Aquilani
L'attore Arnoldo Foà
La cantautrice Mariella Nava (premiata con la gondola)
La conduttrice televisiva Simona Tagli


50 ANNI DI STORIA della Gondola d'Oro di Venezia

Fu il Comune di Venezia con il suo assessorato al Turismo in collaborazione con l'Azienda di Soggiorno, retta allora da Natalino Scarpa, a sostenere l'impresario di spettacoli milanese Gianni Ravera nel lanciare la Mostra internazionale della musica leggera a Venezia e quindi assegnare i premi Gondola d'Oro e d'Argento ai migliori cantanti e complessi affermati, emergenti e nuovi. Era il 1954 quattro anni dopo di quel Festival di Sanremo che dà ancora nobiltà artistica e successo popolare quanto economico a coloro che vi partecipano. In quell'anno, oltre al Festival per antonomasia in Italia, nel proliferare di manifestazioni dedicate alla musica leggera, altre iniziative ebbero successo, il Festival bar di Vittorio Salvetti e il cantagiro di Radaelli , abbinato a quello ciclistico d'Italia. Col passare degli anni fu il nome del premio, nella duplice versione di Gondola d'Oro e Gondola d'Argento, a prevalere su quella di Mostra internazionale della musica leggera, rassegna autonoma che andò ad integrare il cartellone della Biennale di Venezia, che ancor oggi di questa musica non si occupa proprio.
Ebbe grande successo, sia per la partecipazione sia per il periodo prescelto, quello autunnale verso l'inverno (Sanremo fra inverno e primavera, Cantagiro fra primavera ed estate e Festival bar estate-autunno) con l'intento di celebrare a Venezia l'annata della musica leggera. Si svolsero 9 edizioni, continuative dal 1954 al 1963. Il top del successo del pubblico la Gondola d'Oro lo ebbe nel 1959, quando la kermesse, che si svolgeva nel molo di San Marco, si spostò nell'adiacente grande piazza: ben 4 palchi con altrettante orchestre e 10 mila spettatori seduti nella terza serata, quella finale. Poi una pausa e ripresa nel 1971. Si ebbero altre 5 edizioni, nel 71, 72, 75, 81 e 82.


Nei periodi di assenza la manifestazione si trasferì in altre sedi, quali Riva del Garda, Campione e Saint Vincent, aggiornando di volta in volta i1 nome del premio originale (vela d'Oro...).
Negli anni '80 si inserì nella gestione attuale l'Associazione Internazionale Mario Del Monaco retta da Renzo Stevanato e Armida Tessier rispettivamente Presidente e vice presidente della stessa che indusse il Comune (in verità con minima partecipazione) a riassumere l'iniziativa. Non poté però continuare con il nome di Gondola d'Oro (il marchio era ancora appannaggio dei Ravera) per cui ripiego su quello di Leone d'Oro ex Gondola d'Oro, agganciando formalmente i( concorso di musica leggera alla Biennale. Da all'ora fino al 1999, alternando la sede fra il molo di San Marco, la piazzetta e il Teatro Goldoni, il Palazzo del cinema e il Teatro del Casinò la Perla si è continuato con il marchio Leone d'Oro a dare continuità allo spettacolo e finalmente dal 2000 dopo anni di istanze e contestazioni, l'associazione Mario Del Monaco, unitamente ad altre collaborazioni tra cui la società Venice In The World è riuscita a riportare il marchio Gondola d'oro in laguna.

L'anno della svolta e del vero sostegno è il 2003 e questo, grazie all'entrata in "scena" della Regione Veneto che, con il Suo Presidente Giancarlo Galan e in particolare, l'Assessorato alla Cultura e Identità Veneta del prof. Ermanno Serrajotto, ha creduto al progetto.
A tal fine nel presentare l'albo d'oro di alcuni vincitori delle edizioni di questi 50anni: Mina, Nilla Pizzi, Gino Latilla, Carla Boni, Tonina Torielli, Claudio Villa, Julia De Palma, Il Quartetto Cetra, Jo Sentieri, Patty Pravo, Renato Zero, Caterina Caselli, Franco Simone, Pupo e tanti altri, siamo convinti che puntare ad alti livelli non sia impossibile, ci vuole però che, lo si voglia VERAMENTE.


Lido di Venezia, 2004
Lo scultore Giorgio Bortoli (con la camicia gialla)
Il Sindaco di Vetralla (Viterbo) Sandrino Aquilani
La cantautrice Mariella Nava (premiata con la gondola)
La conduttrice televisiva Simona Tagli

Lido di Venezia 2004
Giorgio Bortoli consegna al cantautore Amedeo Minghi il nuovo premio "La Gondola d'Oro" in bronzo avente come piedistallo un mattone del vecchio Campanile di San Marco crollato nel 1902

Lido di Venezia, 2004
L'attore Arnoldo Foà e la nuova: "Gondola d'Oro, realizzata dall'artista scultore Giorgio Bortoli

La Nuova "Gondola d'Oro" in bronzo dorato, realizzata da Giorgio Bortoli

Lido di Venezia, dicembre 2005
Lo scultore Giorgio Bortoli, autore della Nuova "Gondola d'Argento"
L'imprenditrice vinicola "Astoria Vini" Signora Antonella Polegato
La presentatrice televisiva Jo Squillo

Gondola d'Oro dicembre 2005, Lido di Venezia
Il cantante Bobby Solo premiato dallo scultore Giorgio Bortoli

La Nuova "Gondola d'Argento" in bronzo argentato, realizzata da Giorgio Bortoli

Gondola d'Oro dicembre 2005, Lido di Venezia
Palazzo del Cinema
Lo scultore Giorgio Bortoli premia can la nuova "Gondola d'Argento" il cantautore Simone Cristicchi

Scultura in bronzo placcato in argento (leone tagliato in 2 sezioni) con piedistallo ricavato da un mattone del Campanile di San Marco crollato nel 1902

1995

S.D.S.A. BY PIERO E GIORGIO BORTOLI
presentano al "CARIBE"
Lungomare Marconi - Lido di Venezia
"IL BELLO SI MANIFESTA NELLO SPAZIO
E IMPRIME FORME NELLA MATERIA"

Mercoledì 30-3-95: NUOVI SUONI E MOVIMENTI ARTISTICI
Giovedì 31-8-95: LIGHT FROM THE SEA
Venerdì 1-9-95: BLACK AND WHITE
Sabato 2-9-95: LUMI NELLA SPIAGGIA
Domenica 3-9-95: FUNGHI ATOMICI
Lunedì 4-9-95: ATTENZIONE .... PIRATI
Martedì 5-9-95: LA VITA
Mercoledì 6-9-95: PLASTIC
Giovedì 7-9-95: FANTASMI DELLA NOSTRA MENTE
Venerdì 8-9-95: TRANS TECNO VOODU MUSIC
Sabato 9-9-95: "CAIGADA" TEMPESTA ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA

ORGANIZZAZIONE:
Direzione Artistica: PIERO e GIORGIO BORTOLI - Studio Development Sculpture Application Amplificazioni e Luci: GABRIELE TAMBURELLO
Direzione Musicale: MAURIZIO BACCI
DJ.: LORENZO RIZZARDINI, SERGIO ZAMBON, GIO' VIO